Mettersi in cammino

Terminato il tempo pasquale e dopo la festa del Corpus Domini, la liturgia della Chiesa ci invita a riprendere da capo il cammino dietro a Gesù, come discepoli rinnovati dal compimento del suo progetto d’amore per noi. La vita cristiana è segnata da una specie di spirale: il ciclo si ripete, ma ogni volta siamo un po’ più avanti; la storia di salvezza avanza verso la sua pienezza. Anche noi non siamo sempre gli stessi, gli anni che passano lasciano traccia nella nostra vita, una sempre nuova presenza del Signore ci accompagna.

Il vangelo di oggi si apre con una indicazione precisa: «Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme». La città santa è il luogo più caro al popolo d’Israele, qui la storia di alleanza con Dio ha il suo centro ideale. Per Gesù significa andare incontro al proprio destino, con la morte e risurrezione, per la salvezza di tutti. La consapevolezza che a Gerusalemme le feste pasquali si trasformeranno in dramma non scoraggia Gesù: Egli decide liberamente di offrire la sua vita, anche se potrà sembrare vittima di un complotto.

Lungo questa strada, l’evangelista Luca registra quattro incontri significativi, soprattutto per i discepoli che lo accompagnano, grazie ai quali anche noi comprendiamo cosa significhi stare vicino al Maestro. Anzi tutto, il rifiuto di accogliere Gesù da parte dei Samaritani suscita una rabbiosa reazione nei discepoli inviati in avanscoperta. Gesù li rimprovera, e riprende il cammino. L’episodio ci fa pensare a certe nostre permalose rigidità: quando troviamo opposizione, talvolta diventiamo intolleranti, invece di andare al di là, con pazienza e clemenza.

Il secondo incontro è di natura chiaramente diversa. Un tale si offre come discepolo. Anche in questo caso Gesù sorprende per la sua apparente ritrosia: «il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo», come per dire che chi crede di trovare sistemazione, sicurezza, rifugio nella sequela, ha sbagliato indirizzo. Stare col Signore vuol dire non avere mèta, ma solo compagnia. Conta con chi si viaggia più che dove si va.

Il terzo e il quarto incontro sono ancora diversi. Un altro è invitato da Gesù a seguirlo, ma questi ha una buona ragione per attardarsi: è morto suo padre, deve andare al funerale. La risposta del Signore sembra di nuovo scostante: il regno di Dio conta più degli affetti? Dovremmo rispondere con Gesù di sì, soprattutto quando si tratta di lasciar andare chi deve rimanere solo nel cuore, senza trattenere da nuovi passi in avanti: «tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».

L’ultimo incontro è simile al precedente. Un discepolo è pronto a seguire il Maestro, e chiede solo di andare a salutare i familiari. La sua è una disponibilità incerta e condizionata? Probabilmente sì, dato che Gesù lo mette di fronte ad una alternativa: come si può mettere mano all’aratro e guardare indietro? Ciò significa che il tale non è adatto al discepolato?

Non sappiamo le decisioni prese da ognuna di queste persone di fronte alle risposte di Gesù. Una sola cosa è certa: Egli non vuol creare illusioni. Chi sta con Lui deve sapere che si va verso mète incerte, non prevedibili in anticipo. Il cammino del credente dietro a Gesù è sostenibile solo con la fiducia incondizionata: unica certezza è il suo amore senza riserve, fino in fondo, che non abbandona mai.

 

don Maurizio

Nuovo calendario Messe

Per gentile ospitalità del Parroco del Carmine,
celebrerò la Santa Messa nella chiesa di San Sepolcro nei seguenti giorni:

  • Domenica 3 luglio – ore 12
  • Domenica 10 luglio – ore 12
  • Domenica 17 luglio – ore 12
  • Domenica 24 luglio – non c’è la Messa delle ore 12
  • Domenica 31 luglio – ore 12
  • Domenica 7 agosto – non c’è la Messa delle ore 12
  • Domenica 14 agosto – ore 12               
  • Domenica 21 agosto – ore 12
  • Domenica 28 agosto – ore 12
  • Domenica 4 settembre – ore 12
  • Domenica 11 settembre – ore 12
  • Domenica 18 settembre – ore 12
  • Domenica 25 settembre – ore 12         (pranzo con i poveri)

NB: La Santa Messa delle 12 non è parrocchiale

Don Maurizio Gronchi

Lo Spirito prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà

Nella solennità della Santissima Trinità, il vangelo ci invita a riflettere su alcune importanti parole di Gesù: «Molte cose ho ancora da dirvi». Il Maestro è stato con i suoi discepoli per un tempo breve, in cui non tutto si è fatto e si è detto insieme. Viene l’ora del distacco, o meglio di una nuova presenza. Occorrerà ricordare, non solo con nostalgia per ciò che manca e sembra perduto, ma soprattutto per la necessità di raccontare ad altri la straordinaria avventura d’amore vissuta con Lui. Non dovrà essere una memoria ripiegata su se stessi, ma annuncio gioioso del dono ricevuto, da condividere con tutti.

Come ha fatto spesso, spostando l’attenzione da sé al Padre, adesso Gesù indirizza lo sguardo e il pensiero dei suoi amici verso lo Spirito santo che verrà: «Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità». Per rendersi conto di ciò che hanno vissuto col Signore, ai discepoli non basteranno i ricordi: ci sono altre cose da scoprire, e lo potranno fare insieme, tra loro e con altri, grazie allo Spirito, che viene dal Padre e dal Figlio tornato nel suo seno.

Nasce così la fede nella Santa Trinità, senza difficili speculazioni intellettuali. Da quella che poteva sembrare una perdita, nasce un incremento di compagnia: il Figlio scompare, perché va dal Padre suo, e insieme mandano lo Spirito. In questo modo, Gesù sarà più presente tra noi dopo la sua Pasqua di prima. La fiducia in Lui allarga l’orizzonte della memoria e dischiude lo sguardo verso un futuro pieno di speranza. Passato e futuro s’intrecciano, il rapporto tra Maestro e discepoli fa spazio a tutti coloro che non hanno avuto la grazia di stare con lui, che avranno bisogno di sapere, di conoscere la loro storia. Perciò, lo Spirito «dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future».

Il racconto di quell’esperienza originaria, attraverso la testimonianza degli apostoli, giunge fino a noi, e ci affida il compito di custodire, di trasmettere e di comprendere qualcosa di nuovo. Le parole di Gesù le prende lo Spirito e le dice al cuore: non sono regole da osservare, ma sussurri che fanno palpitare, intuizioni che suscitano la fantasia dell’amore, stimoli ad avere il coraggio di rischiare nuove strade.

Dio non si chiude di nuovo in un cielo muto e inaccessibile: ormai la nostra carne abita nel seno della Trinità, e tra noi Egli vive come comunione di persone. Non Uno (il Padre) più Uno (il Figlio) più Uno (lo Spirito), ma piuttosto Uno per Uno per Uno, uguale un solo Dio in tre persone che vivono d’amore per noi, per tutti. La Santa Trinità non ha bisogno di essere capita: Gesù ci ha insegnato ad amare, non a discutere; da Lui impariamo a servire, non a giudicare. Con lo Spirito, avremo la forza di consolare, mai di intristire. Dal Padre riceviamo ogni dono da condividere, non certo il potere per dominare. 

 

don Maurizio

Seminari nella Cappella di Sant’Agata: “Che cosa è la verità”

Con l’obiettivo di stimolare una riflessione a più voci sul tema della verità, venerdì 10 giugno alle ore 21 Marco Mustaro ci introdurrà al dialogo sul tema dal punto di vista della musica, nella stupenda cornice della cappella di Sant’Agata, che, simbolicamente, rappresenta il senso profondo della verità in prospettiva cristiana: la verità è crocifissa, e l’antica martire Agata ne custodisce il segno.

Per la partecipazione on-line cliccare sul seguente link: https://zoom.us/j/91549467515?pwd=Z2Z1UXltOGhTMjNOV3BrYVNtUDYxUT09

ID riunione: 915 4946 7515
Passcode: ke0yGp

Vieni, Santo Spirito 

Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Abbiamo un disperato bisogno di vedere nella notte, quando le tenebre dell’odio e della violenza accecano tutti, e tolgono persino la forza di sperare a chi porta nel cuore il sogno della pace, del perdono, della riconciliazione.

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Proteggi i nostri amici poveri, diseredati da questa misera umanità: che ha tutto e non è mai sazia, che spreca doni che non le appartengono, esclude e scarta i più deboli, li giudica con arroganza, costruisce e vende armi, sminuendo il valore delle forze disarmate della solidarietà e della carità.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.


A chi è sgomento e smarrito, impietrito nello sconforto e ammutolito dalla pena, muovi gambe pronte a correre, mani disposte a sollevare, di ospiti inattesi e generosi, capaci di varcare delicatamente le soglie della tristezza. Accompagnaci fuori dai labirinti, per farci compagni di strada, soprattutto nei tratti più ripidi e accidentati della vita.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

Accanto a chi è sfinito dal troppo lavoro, a chi è stanco di cercarlo senza successo, a chi è depresso per averlo perduto, regala un momento di tregua, o Santo Spirito. Non di solo pane viviamo, ma senza si muore. Rendici pronti a dividere quel che abbiamo, per moltiplicare la gioia di essere fratelli e sorelle di tutti.  

O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Quando nell’animo abitano inconsolabili rimorsi, rancori mai sopiti, antiche ferite ancora aperte e sanguinanti, è l’ora d’invocarti, Santo Spirito. Donaci guarigione, fatti prossimo con l’olio della consolazione e il vino della speranza, che Gesù buon samaritano dell’umanità ferita ci ha promesso e donato.

Senza la tua forza,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.

Non ce la faremo mai da soli. Chi crede di essere autore della propria fortuna, talvolta è causa del male altrui, e magari non se ne rende nemmeno conto. Scampaci, o Signore, dalla tirannia del merito, che rende ingrato chi ha avuto più possibilità, e pensa di non dover nulla a nessuno. Non lasciarci entrare nella prova insostenibile dell’autocompiacimento egoista. Senza gratitudine e senza compassione siamo tutti perduti.

Lava ciò che è sórdido,
bagna ciò che è árido,
sana ciò che sánguina.

Ristora le arsure dei cuori abbandonati, che hanno perduto l’amore e non sanno più dove trovarlo. Dai deserti dell’animo, salgono a te, o Santo Spirito, grida soffocate. Ridona fiducia a chi ha subito abuso, violenza e disprezzo camuffato da amore. Fa’ che per qualcuno queste vite contino ancora di più, e ciò che è stato loro tolto venga restituito cento volte tanto.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato.

Santo Spirito di Dio, ti preghiamo di scamparci dalla superbia, che ci fa credere migliori degli altri. Non trovi posto nel cuore l’osservanza rigida delle regole senza amore, e il giudizio inclemente verso i fratelli e le sorelle più fragili. Allontana da noi la freddezza nei rapporti, il calcolo e l’astuzia, gli sguardi obliqui e sospettosi, che tolgono vita e confidenza. Infondi nell’animo la dolcezza della compassione.

Dona ai tuoi fedeli,
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

La tenerezza del tuo amore, o Dio, ci riempia di serenità, specialmente nei giorni tristi e solitari. Ci fidiamo di Te, o Spirito della consolazione. Fa’ che accogliamo con fiducia e custodiamo con frutto i tuoi sette doni: la sapienza, l’intelletto, il consiglio, la fortezza, la scienza, la pietà e il timore di Dio.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.

Il nostro cammino terreno, o Signore, è un’avventura meravigliosa, nonostante le prove e le cadute. Guardiamo al futuro con speranza. Ci attendi in cielo, in compagnia di tante persone amate, di cui nutriamo nostalgia. Ma sappiamo che Tu le custodisci nel tuo amoroso abbraccio, e nulla va perduto dei cocci di questa umanità che hai portato con Te. Ti preghiamo di regalarci sempre uno sguardo fiducioso verso la tua infinita misericordia, che è la tua prima e ultima consolante parola data, e mai revocata.

don Maurizio

«Di questo voi siete testimoni»

L’evangelista Luca descrive il congedo di Gesù dai suoi discepoli con parole essenziali: «Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo». Un saluto che ha il tenore dell’addio, proprio in senso letterale: a Dio, dal Padre, di ritorno da dove li ha persuasi di essere venuto, in cielo. Ci si aspetterebbe un clima di triste commiato, affollato dai ricordi: non vedranno più il Maestro amato, il Signore che hanno seguito con passione e fatica, ascoltato e incompreso, al quale si sono stretti e che hanno abbandonato. Sembra la fine di una storia, e invece è un nuovo inizio.

Occorre ripensare a quanto accaduto, a quello che di essenziale rimane e conta più di tutto: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno». Le antiche promesse di Dio si sono compiute nel suo Figlio Gesù, perciò è venuto il momento di trarne le conseguenze. Il Maestro guarda indietro e avanti, al dono fatto ai suoi e al compito loro affidato: «nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati». Le parole di Gesù infondono fiducia, nonostante il delicato momento del distacco: «io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso»; sarà infatti lo Spirito santo a consolare e a dar loro coraggio, per diventare testimoni del Signore.

Testimoniare significa partire da Gerusalemme, incontrare tutti, ebrei e pagani, raccontare loro una storia incredibile, esporsi e rischiare la vita. In questo modo, l’attenzione dei discepoli è spostata: non c’è da piangersi addosso per la scomparsa del Maestro, che in verità li aveva già sconvolti con la sua morte in croce. Gesù è il Signore delle sorprese, con Lui non si sa cosa può succedere, la vita è un’avventura travolgente, mossa solo dall’amore. Una sola cosa è certa: i suoi amici hanno imparato a fidarsi nonostante le loro fragilità ed incertezze. Lui non li abbandonerà mai.

Il brano si conclude con due strane annotazioni: «tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio». Da una parte, giustamente rimangono in città ad attendere lo Spirito annunciato, dall’altra, invece di essere tristi gioiscono, pur sapendo che il Signore se n’è andato. Poi vanno nel tempio, mentre ormai sanno che non c’è più luogo in cui adorare Dio se non in spirito e verità. Il nuovo tempio sarà la comunità credente, la cui pietra d’angolo scartata dai costruttori è il Signore Gesù. Mentre un corpo scompare, un altro si va formando: la Chiesa.

Con l’ascensione di Gesù al cielo comincia una nuova storia per tutti. Per l’umanità, animata dalla speranza dentro ogni dolore, persino oltre la morte. Per Dio stesso, che nel seno della Trinità accoglie la novità della carne di Gesù: ricevuta da Maria, con l’odore della bottega del falegname, profumata dell’unguento mischiato a lacrime d’amore. Sono tracce che durano per l’eternità.  

don Maurizio