«Di questo voi siete testimoni»

L’evangelista Luca descrive il congedo di Gesù dai suoi discepoli con parole essenziali: «Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo». Un saluto che ha il tenore dell’addio, proprio in senso letterale: a Dio, dal Padre, di ritorno da dove li ha persuasi di essere venuto, in cielo. Ci si aspetterebbe un clima di triste commiato, affollato dai ricordi: non vedranno più il Maestro amato, il Signore che hanno seguito con passione e fatica, ascoltato e incompreso, al quale si sono stretti e che hanno abbandonato. Sembra la fine di una storia, e invece è un nuovo inizio.

Occorre ripensare a quanto accaduto, a quello che di essenziale rimane e conta più di tutto: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno». Le antiche promesse di Dio si sono compiute nel suo Figlio Gesù, perciò è venuto il momento di trarne le conseguenze. Il Maestro guarda indietro e avanti, al dono fatto ai suoi e al compito loro affidato: «nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati». Le parole di Gesù infondono fiducia, nonostante il delicato momento del distacco: «io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso»; sarà infatti lo Spirito santo a consolare e a dar loro coraggio, per diventare testimoni del Signore.

Testimoniare significa partire da Gerusalemme, incontrare tutti, ebrei e pagani, raccontare loro una storia incredibile, esporsi e rischiare la vita. In questo modo, l’attenzione dei discepoli è spostata: non c’è da piangersi addosso per la scomparsa del Maestro, che in verità li aveva già sconvolti con la sua morte in croce. Gesù è il Signore delle sorprese, con Lui non si sa cosa può succedere, la vita è un’avventura travolgente, mossa solo dall’amore. Una sola cosa è certa: i suoi amici hanno imparato a fidarsi nonostante le loro fragilità ed incertezze. Lui non li abbandonerà mai.

Il brano si conclude con due strane annotazioni: «tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio». Da una parte, giustamente rimangono in città ad attendere lo Spirito annunciato, dall’altra, invece di essere tristi gioiscono, pur sapendo che il Signore se n’è andato. Poi vanno nel tempio, mentre ormai sanno che non c’è più luogo in cui adorare Dio se non in spirito e verità. Il nuovo tempio sarà la comunità credente, la cui pietra d’angolo scartata dai costruttori è il Signore Gesù. Mentre un corpo scompare, un altro si va formando: la Chiesa.

Con l’ascensione di Gesù al cielo comincia una nuova storia per tutti. Per l’umanità, animata dalla speranza dentro ogni dolore, persino oltre la morte. Per Dio stesso, che nel seno della Trinità accoglie la novità della carne di Gesù: ricevuta da Maria, con l’odore della bottega del falegname, profumata dell’unguento mischiato a lacrime d’amore. Sono tracce che durano per l’eternità.  

don Maurizio

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