«Se uno mi ama, osserverà la mia parola»

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola». Gesù insiste molto su questo singolare rapporto tra l’amore verso di Lui e le sue parole, dove persino il Padre e lo Spirito santo sono coinvolti. In effetti, è una verità che riguarda tutti, anche umanamente: chi vuol bene, tiene conto di ciò che dice l’altro, se lo ricorda, gli dà valore. Ma nel caso di Gesù sembra addirittura che sia richiesto il dovere dell’osservanza, come se fosse una nuova legge cui obbedire. In realtà, Egli intende la custodia del suo insegnamento, delle parole e dei gesti che consegna ai suoi amici, per vivere nel suo nome e alla sua presenza.

Occorre riflettere su ciò che significa custodire. Scriveva Catullo: «Le cose che si amano non si posseggono mai completamente. Semplicemente si custodiscono». Perché ci sono affidate, fanno appello alla memoria del cuore, si nascondono dentro di noi, pronte ad affiorare nei momenti più importanti. Ciò vale per le parole che feriscono, ma soprattutto per quelle che consolano.

La memoria di Gesù non è un museo di cose sepolte, pronte ad emergere come spettri del passato: è piuttosto il pozzo profondo dove attingere l’acqua fresca che ristora. Le parole di Gesù dischiudono sempre spazi nuovi, è la consegna di una promessa più che un comando: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. […] Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore». La fede intuisce, sa immaginare, anzi è la certezza dell’affidamento allo sguardo innamorato del Signore verso di noi. Senza questa memoria siamo perduti, non sapremmo dove appigliarci quando imperversa la tempesta.

Perciò, Gesù promette lo Spirito santo, il Paràclito, l’altro Consolatore: «lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Non sapremmo nulla dell’amore senza il dolce ospite dell’anima, il maestro interiore, Colui che viene a noi per dare forma al volto del Signore – che non abbiamo mai visto –, sul quale brilla dolcezza ineffabile e familiare, dono di gioia e speranza, oltre ogni pena. Un antico inno liturgico medievale, attribuito a san Bernardo di Chiaravalle, recita nella prima strofa:

«Iesu dulcis memoria
dans vera cordis gaudia
sed super mel et omnia
eius dulcis praesentia».

«O Gesù, ricordo di dolcezza
sorgente di vera gioia al cuore
più del miele e di ogni cosa
dolce è la sua Presenza».

don Maurizio

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