Dal sepolcro la vita è deflagrata

La morte ha perduto il duro agone.
Comincia un’era nuova:
l’uomo riconciliato nella nuova
alleanza sancita dal tuo sangue
ha dinanzi a sé la via.
Difficile tenersi in quel cammino.
La porta del tuo regno è stretta.
Ora sì, o Redentore, che abbiamo bisogno del tuo aiuto,
ora sì che invochiamo il tuo soccorso,
tu, guida e presidio, non ce lo negare.
L’offesa del mondo è stata immane.
Infinitamente più grande è stato il tuo amore.
Noi con amore ti chiediamo amore.
Amen.

Mario Luzi

Dentro le tue ferite nascondimi

La lettura della Passione del Signore ci invita ad accostarci al suo mondo interiore, mediante il chiaroscuro della fede, per lasciarci trascinare dentro il mistero d’amore che ci salva. Non comprende la ragione tutto il male che si scaglia contro il bene di Gesù. Non vediamo il perché di tanta chiusura dei cuori. Eppure Egli va avanti sulla via della croce, trasforma la cattura in offerta, si lascia prendere, non oppone resistenza.

Questo è il modo con cui il Signore Gesù entra nel nostro mondo malato di egoismo, con l’amore che accoglie il rifiuto e lo perdona. La salvezza di tutti viene di qui: dall’irresistibile pazienza di Dio di fronte alla chiusura umana, dalla sua delicata forza di rimanere accanto a noi, senza scoraggiarsi mai.

Oggi è la giornata mondiale di consapevolezza sull’autismo. I nostri ragazzi speciali di Casa Ilaria ci invitano a riflettere. L’esempio di Gesù ci aiuta nel servizio che vogliamo rendere loro.

Non chiediamo ai nostri ragazzi speciali di entrare nel nostro mondo chiuso, ma di farci spazio dentro il loro universo misterioso, fatto di sogni inespressi, di bisogni immensi, di infinito affetto.

Chiediamo al Signore Gesù di insegnarci questa sua via, con la quale Egli entra nel nostro cuore con la sua tenerezza, che sa trovare spiragli anche nel più oscuro dolore, nelle pieghe di ogni tristezza, negli animi sconsolati, nelle vite smarrite. Nessuno di noi potrà sentirsi più solo vicino a Lui, che ha saputo fare ciò che a noi è impossibile: dare la vita a chi è disperato, offrire amore a chi non lo vuole, salvare chi si crede perduto.

Anima di Cristo, santificami.
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami.
Acqua del costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, esaudiscimi.
Dentro le tue ferite nascondimi.
Non permettere che io
mi separi da te.
Dal nemico maligno difendimi.
Nell’ora della mia morte chiamami.
Comandami di venire a te,
perché con i tuoi Santi io ti lodi.
nei secoli dei secoli.

Amen.

don Maurizio

Nuovo calendario Messe

Per gentile ospitalità del Parroco del Carmine,
celebrerò la Santa Messa nella chiesa di San Sepolcro nei seguenti giorni:

  • Santa Pasqua – Domenica 9 aprile  – ore 11.30        
  • Domenica 16 aprile – ore 11.30
  • Domenica 23 aprile – ore 11.30
  • Domenica 30 aprile – ore 11.30         pranzo con i poveri
  • Domenica 7 maggio – non c’è la Messa delle 11.30
  • Domenica 14 maggio – ore 11.30
  • Domenica 21 maggio – non c’è la Messa delle 11.30
  • Domenica 28 maggio – ore 11.30          pranzo con i poveri
  • Domenica 4 giugno – non c’è la Messa delle 11.30
  • Domenica 11 giugno – ore 11.30
  • Domenica 18 giugno – ore 11.30
  • Domenica 25 giugno – ore 11.30           pranzo con i poveri
  • Domenica 2 luglio – ore 11.30

NB: La Santa Messa delle 12 non è parrocchiale

Don Maurizio Gronchi

Seminari nella Cappella di Sant’Agata: “Che cosa è la verità”

Con l’obiettivo di stimolare una riflessione a più voci sul tema della verità, venerdì 31 marzo alle ore 21 Aline Nari ci introdurrà al dialogo sul tema “Che cosa è la verità nella danza”, nella stupenda cornice della cappella di Sant’Agata, situata alle spalle della chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno.

Anche a questo settimo incontro sarà possibile partecipare in presenza o online. Chi lo desiderasse potrà collegarsi cliccando sul seguente link: https://meet.google.com/iax-fusm-zfp

«Sono io la risurrezione e la vita!»

Chi di noi non ha un amico che sta male? Anche Gesù ha conosciuto questa esperienza, e il brano evangelico di oggi ce la racconta nei dettagli. Soprattutto deve aver colpito i presenti alla dolorosa vicenda della scomparsa di Lazzaro il turbamento interiore di Gesù, sconvolto, in lacrime. Anche questa è la storia di un incontro d’amore travolgente, come le precedenti, con la donna samaritana e il cieco nato, dove avviene un profondo cambiamento: dall’aridità della vita all’acqua zampillante della fede, dall’oscurità degli occhi alla scoperta di un volto luminoso, dalla tristezza della morte alla sorpresa della vita.

Sono alcuni segnali di una storia di salvezza a pezzi, che si avvicina al compimento sorprendente della pasqua del Signore, quando tutto apparirà chiaro, ma solo agli occhi dei discepoli, rinnovati dalla fede in Lui: acqua viva, luce del mondo, risurrezione e vita. Anche noi ne siamo parte, introdotti dai tratti somiglianti della donna ferita da amori smarriti, del mendicante abbandonato ai margini della strada, dell’amico perduto e ritrovato.

Marta e Maria mandano a dire a Gesù: «Signore, vedi, colui che ami sta male», ed egli, inspiegabilmente per noi, rimanda la visita di due giorni. Cerca di rassicurare le sorelle: «Questa malattia non è in vista della morte, ma per la gloria di Dio, affinché il Figlio di Dio ne riceva gloria!». Uno strano modo di spostare l’attenzione: dall’amico in fin di vita alla sua gloria. Eppure questo è il modo col quale Gesù continua a rivolgersi a noi, nel momento della prova anche più dolorosa. Se guardiamo a noi, alle nostre pene, soprattutto agli affetti che sentiamo strappati, tutto sembra perduto, anzi, possiamo arrivare a dare la colpa a Gesù: «Se tu fossi stato qui, Signore, mio fratello non sarebbe morto!».

Il racconto prosegue, tutti i personaggi della scena prendono parte al dramma, e Gesù con loro. Mentre, da una parte, egli confida nella potenza del Padre che può strappare dalla morte, dall’altra, avverte tutta la fragilità dell’umano che abbraccia ed in cui è immerso. Gesù non è da solo in questo mondo, per recitare la parte dell’impassibile, totalmente altro da noi. Aveva un amico, e l’ha perduto. Nell’abisso della morte ora è sceso Lazzaro, tra poco toccherà anche a lui. Le vite s’intrecciano, sono travolte insieme, ma la speranza non muore.

«Dove l’avete messo?», chiede ai presenti. «Levate quella pietra!», ordina deciso. «Lazzaro, vieni qui, esci fuori!», grida con voce potente. «Scioglietelo, e lasciatelo andare!», comanda. L’esitazione iniziale cede il passo alla decisione imperativa: Gesù trae fuori dall’ombra di morte con la potenza stessa del Padre che gli ha dato ascolto, ma soprattutto per la forza dirompente del suo affetto, dell’amicizia, dell’amore.

Al povero Lazzaro, che dopo una penosa malattia finalmente aveva trovato la pace del riposo, adesso tocca tornare in vita, per poi morire una seconda volta. Ma ne è valsa la pena, non per sé, ma per tutti gli altri: perché credano che il Padre ha inviato il suo Figlio Gesù: lui è la risurrezione e la vita.

don Maurizio

«Credo, Signore!»

Nascere ciechi non sappiamo cosa vuol dire, neppure possiamo immaginarlo. Tra i sensi fisici, la vista è quello che permette di incontrare la mamma, di imparare a riconoscere il primo sguardo accogliente, il sorriso, le lacrime, la vita, l’amore. L’uomo del vangelo di oggi si trova in questa situazione, peraltro aggravata dal giudizio del suo popolo: tutti lo credono segnato dal peccato – suo o dei suoi genitori – perciò abbandonato da Dio e dalla comunità, destinato a mendicare, lasciato ai margini della strada e della vita.

Gesù lo accosta, gli si fa vicino e compie il gesto di una nuova creazione: «sputa per terra, e con lo sputo fa del fango, glielo spalma sugli occhi, e gli dice: “Va’ a lavarti”». L’uomo nuovo è così concepito, ma per venire alla luce vera sarà necessario un parto doloroso. Tutti gli ostacoli che incontrerà per essere accettato segnano la strada della rinascita.

Solo dopo un’infinita serie di inutili interrogatori su come è avvenuta la guarigione, quando ancora una volta sarà cacciato fuori, egli potrà finalmente vedere Gesù, colui che lo ha guarito, e di fronte a Lui nascerà la fede: « “Ecco tu lo vedi: è proprio colui che ti parla!”. Allora dice: “Credo, Signore!”».

Il lungo racconto evangelico mette in evidenza, di proposito, le resistenze di tutte le comparse della scena, proprio per suscitare nei lettori l’istinto di difesa nei confronti del poveraccio inquisito: prima condannato dalla nascita, adesso giudicato per la rinascita.

Ma il protagonista è Gesù – «Fintanto che sono nel mondo, sono luce per il mondo!» – la sua tenerezza, la sua capacità di lasciare che il cieco, che vede e crede, affronti tutte le difficoltà. Questi è icona del discepolo, toccato dal Maestro e Signore, da Lui creato come uomo nuovo, e perciò ostacolato dall’incredulità. Al centro del brano spicca il contrasto tra la presunzione di coloro che pensano di vedere, e giudicano gli altri con superiorità, e l’umiltà di chi riceve grazia immeritata, e riprende coraggio, dopo una vita misera e sconsolata.

Nell’itinerario verso la pasqua del Signore, si affaccia il bagliore di un’intima gioia: non ci sono tenebre in grado di resistere alla sua luce, questa la nostra speranza, Lui ne è la ragione. Come si comprende chiaramente da questo racconto, al Signore non importa nulla dell’ingannevole spiegazione che collega il male fisico a quello morale, la menomazione al peccato, la colpa alla pena. A Lui interessa soltanto che chi brancola nel buio possa incontrare il suo volto, e riconoscerlo come il suo Salvatore, anzi, come il Salvatore di tutti. Tocca a ciascuno di noi scegliere con quale sguardo volgerci a Gesù, e ai fratelli e alle sorelle più deboli.

don Maurizio