Pensare secondo Dio

Il racconto evangelico di oggi segue quello della professione di Pietro di domenica scorsa. Giustamente ci chiediamo: Pietro come può confessare chiaramente la sua fede – «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» – e poco dopo provare a distogliere Gesù dal destino doloroso che egli prevede dinanzi a sé? Si è forse solo montato la testa, pensando di insegnare al Maestro cosa deve fare? Oppure è semplicemente l’amico che istintivamente si fa avanti per proteggere Gesù dal male che gli altri potrebbero fargli?

I vangeli non risparmiano i discepoli dalle brutte figure, e anche per questo si rivelano come fonti storicamente attendibili. Pietro ci assomiglia, è davvero uno di noi, quando si fida e quando ha paura. Forse avrà pensato anche a se stesso: se Gesù fa una brutta fine, cosa succederà a me a e a noi discepoli? Lo seguiamo non per perdere, ma per vincere. Questa è la tentazione propria di chi crede: cosa ci guadagno a seguire Gesù?

Ci si affida al Signore nella speranza di essere sulla strada giusta, di ricevere una protezione dal male, di essere felici. Fin qui nulla di male, anzi. Ma questo è semplicemente il ragionamento umano, legittimo, ma un po’ illusorio. La fede come via di fuga dai problemi e dalle prove, purtroppo, è un inganno nel quale si può cadere facilmente.

Gesù ha pazienza, sa che i suoi amici la pensano così, infatti si domandano: “noi che abbiamo lasciato tutto, cosa ne otterremo?”; “Chi è il più importante tra noi?”. Pietro oggi gli offre l’occasione per indicare chiaramente qual è la direzione: non pensare secondo gli uomini, ma secondo Dio. E come la pensa Dio?

Gesù lo dice ai discepoli: «chi vuole salvare la propria vita, la perderà», ma in realtà si riferisce a se stesso, che è venuto per servire e non per essere servito, per donare la propria vita e non per tenerla per sé. Perciò, chi lo segue, e rimane con lui senza scappare, si troverà di fronte a quell’apparente fallimento che sarà la passione e la croce. Ma la storia non finisce qui, anzi, è la svolta: il crocifisso è risorto dai morti.

Pensare secondo Dio, allora, vuol dire credere alla svolta, al rovescio delle cose per come ci appaiono. Scrive Dietrich Bonhoeffer: «Come con Gesù, Dio non ci salva dalla sofferenza, ma nella sofferenza; non ci protegge dalla morte, ma nella morte. Non libera dalla croce ma nella croce».

Potrà sembrare strano questo modo di pensare, ma è quello che Gesù ha fatto, senza starci tanto a discutere, perché sapeva che su questo non ci si convince. Contano i fatti, e quello che conta più di tutti per noi è che Dio, per rispondere davvero al nostro desiderio di pienezza di vita, ha scelto di realizzare le sue promesse. E lo ha fatto nel modo più straordinario e sorprendente: donando la sua vita, non privandoci della nostra. Su questa Via, che è lui, troveremo la felicità che ci è promessa.

Don Maurizio