La misura del perdono

Come si fa a perdonare fino a settanta volte sette, ovvero senza misura? Gesù propone a Pietro un salto in avanti che non è certamente alla sua portata. E neppure alla nostra. Ci chiediamo allora com’è possibile seguire questa indicazione di Gesù.

Per cercare di comprendere qualcosa di una tra le cose più difficili da mettere in pratica – collegata all’insegnamento ancor più esigente dell’amore verso i nemici – bisogna pensare al perdono che chiediamo al Signore per i nostri peccati. Questo, in realtà, è il senso della parabola che Gesù racconta.

Due debitori supplicano il rispettivo creditore di aver tempo per rifondere il debito, si prostrano a terra disperati. Il primo riceve il condono di una cifra esorbitante, ma dimentica presto la grazia ricevuta, e si rivolge al suo debitore – questa volta di un credito esiguo – senza alcuna pietà. La scena è sorprendente. Gesù vuol suscitare meraviglia e indignazione nei suoi ascoltatori. Perché chi è stato perdonato non riesce a perdonare a sua volta?

Allora la domanda da farci è: penso forse di essere uno che ha diritto ad essere perdonato, senza il dovere di perdonare a mia volta? Perché il bene che ho ricevuto non dovrebbe riceverlo da me anche un altro?

Gesù non ha intenzione di obbligare al perdono. Ci dice soltanto che Dio Padre ascolta il grido, la supplica, ha pietà e basta. La sua misericordia non conosce misura, perché ama tutti i suoi figli senza condizioni, senza riserve. È vero che noi non siamo Dio, ma questo non ci esime dalla misericordia nei confronti degli altri. Il perdono di Dio è altro dal nostro verso chi ci ha fatto del male, ma c’è comunque corrispondenza.

La dimenticanza del debitore condonato non è smemoratezza, ma ingratitudine. Facciamo presto a chiedere, e poi resistiamo al donare. Avrebbe qualche ragione di resistere a perdonare chi non è mai stato amato, chi ha solo ricevuto del male, e non sa cosa significhi il bene. Purtroppo ci sono anche molte persone che si sentono così. Ma Gesù sta parlando con Pietro, con i suoi discepoli, con noi. Che sappiamo quanto amore è stato riversato nei nostri cuori dal Signore.

C’è una parola che indica la direzione: si chiama empatia. È la capacità di porsi nella situazione di un’altra persona, di provare a riconoscere quello che prova, perché l’ho provato anch’io. Nasce da qui la risposta alla grazia, con la reciprocità e la misericordia.

La questione del perdono è certamente più ampia e complessa. Il discorso che oggi fa Gesù non spiega tutto. Vuol solo indicare la direzione: ricevere e donare con la misura dell’amore. La preghiera che il Signore ci ha insegnato ce lo ricorda: “rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”.  

Don Maurizio