La similitudine impiegata da Gesù – il pastore, le pecore e la porta dell’ovile – serve a mostrare in modo semplice e diretto il suo rapporto con i credenti: i discepoli che lo ascoltavano, e noi oggi. Le pecore riconoscono la voce del pastore, che le chiama per nome, si prende cura di ciascuna, le conduce al pascolo e le mette al sicuro nel recinto; e le sue pecore sanno distinguere questa voce dalle altre, perché non conoscono la voce degli estranei.
La cosa ci riguarda direttamente: a quali voci diamo ascolto? Appena nati, la prima voce che udiamo è quella della mamma, rassicurante, buona, protettiva. Crescendo, poi, le voci si moltiplicano e, come accade a Pinocchio, c’è anche quella di Lucignolo, che invita a fare diversamente, e non proprio il meglio per noi. Da adulti, la voce più potente diventa quella della coscienza, alla quale merita sempre dare ascolto. Ma come si è formata la nostra coscienza? Quali echi risuonano nell’intimo, soprattutto quando dobbiamo prendere decisioni, e non solo quelle importanti?
Ci sono voci contrastanti, e tra queste anche quelle che ti svalutano: non sei all’altezza, non ce la fai, lascia perdere, non fa per te; altre che invitano a pensare solo a se stessi: non ti curare degli altri, guarda prima di tutto a te stesso, non ti fidare di nessuno. Nel migliore dei casi, però, c’è anche qualche voce che ti sussurra: ti voglio bene, sei importante per me, ma sappiamo quanto è difficile, anche per le persone più vicine, saper esprimere sentimenti di apprezzamento e di incoraggiamento.
Molto dipende da chi frequentiamo, e Gesù è proprio qui che fa la differenza. Se non siamo abituati a leggere il Vangelo, a pregare, a raccoglierci in meditazione, lasciando che la sua Parola risuoni nel cuore, prevarranno gli estranei, ai quali poco importa di noi. La voce di Gesù, invece, è riconoscibile da un accento chiaro e semplice, che non senti da nessun altro: mi stai a cuore, non aver paura, qualunque cosa accada sono con te, ti perdono sempre, darei la mia vita per te, anzi te l’ho già donata, nulla potrà mai separarci, coraggio.
Abbiamo tutti bisogno di sentirci amati senza condizioni, e di questa voce siamo certi, il Vangelo ce lo ripete continuamente. Certo, facciamo fatica a riconoscerla, non è comune, le altre di solito pongono qualche riserva: vai bene, se…, hai fatto una cosa buona, ma… Attenzione: la voce del Signore non è compiacente a buon mercato, è esigente perché parte dalla fiducia e perciò suscita fiducia, sa trarre fuori il meglio di te, ti dona la grazia della risposta libera e generosa verso gli altri. Nessun altro potrà mai avere l’ardire di dirti: «io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Di questo dono insuperabile siamo stati ricolmati: rispondiamo con amore, specialmente verso i più poveri.
Don Maurizio
