Il brano evangelico di oggi ci riporta indietro, al tempo struggente del congedo, quando Gesù prepara i suoi amici al salto nella oscura prova della passione. Lui è la via, eppure deve lasciarsi attraversare dal buio del dolore e della morte. Gesù guarda oltre, verso la casa del Padre, dove c’è posto per tutti, nello spazio che prende la forma dell’intimità: «perché dove sono io siate anche voi». Quando ci si saluta, c’è sempre il segreto desiderio di rivedersi, non ci si lascia mai per sempre. Questa è la certezza che Gesù offre anche a noi, con la sua presenza di risorto dai morti.
Nel tempo pasquale, la liturgia ci invita a rileggere il senso che Gesù ha dato agli eventi travolgenti che i discepoli non sono stati in grado di vivere e di comprendere. Occorre tornare alle sue parole, ai dialoghi che precedono la sua pasqua. Da qui viene la forza per ritrovare la Via, per scoprire la Verità, per entrare nella Vita. Dopo sarà lo Spirito a rendere più chiaro tutto questo, ma per ora bisogna attendere.
Di fronte a questa promessa, sorgono spontanee le domande di Tommaso e di Filippo. Il primo chiede qual è la strada, e Gesù lo rassicura: ci sei già sopra, sono io che sto con te, insieme andremo dal Padre che ci aspetta. Insomma ci siamo già, ma non ancora. Sembra un paradosso: la mèta del cammino è davanti, qui e ora, nel presente che viviamo, fatto di amore e di incertezza, come sempre accade quando si vuol bene. Tutto è qui, eppure tutto sembra sfuggire. Questa è l’esperienza dell’affidamento, che impedisce di possedere, di trattenere. Il vero amore rende liberi, lascia andare, nell’attesa di ritrovarsi.
Poi Filippo pone la domanda più difficile: qual è la differenza tra Gesù e il Padre? È mai possibile vedere il Figlio e non conoscere il Padre? Quello che abbiamo davanti è un uomo, ma allora dov’è Dio? Qui si tocca il cuore della rivelazione, il mistero ineffabile della presenza e del nascondimento di Dio. In Gesù il Padre è presente, eppure non si vede; in Dio Padre c’è anche il Figlio, ma anche qui non si capisce come.
La risposta di Gesù è nei fatti più che nelle parole. Se vuoi sapere come Dio ama, guarda come amo io. Se vuoi sapere come Dio perdona, guarda come perdono io. Se vuoi sapere quanto è tenero Dio, guarda come io tocco i malati. Il volto di Gesù è lo specchio del Padre. Non c’è un Dio segreto dietro Gesù; c’è solo un Padre che ha scelto di assomigliare al suo Figlio.
Potrà sembrarci strano, ma questo è il modo proprio dell’amore, che noi sperimentiamo a tratti nell’esperienza umana, quando va bene. Il tutto si dà nel frammento, impariamo a desiderare la pienezza solo con degli assaggi, aspiriamo all’infinito quando la bellezza ci sfiora e sfugge. In questo modo Dio ha scelto di dirci e donarci tutto nel Figlio col leggero soffio dello Spirito, che ribalta la pietra dal sepolcro e fa nuove tutte le cose.
Don Maurizio
