Amico, vieni

Essere invitati ad una festa, ad un pranzo o a una cena è sempre un onore, fa piacere a tutti. Ci si prepara con cura, si cerca di essere adeguati all’occasione, l’attesa dell’evento è carica di aspettative, soprattutto quando chi ci ha invitato tiene alla nostra presenza; magari si porta anche un dono all’ospite.

I vangeli raccontano varie occasioni in cui Gesù siede a mensa. Si comincia con le nozze di Cana, insieme a Maria e ad alcuni amici; poi a casa di Zaccheo, da Simone il fariseo e in altre occasioni. Gli viene rimproverato di essere amico dei pubblicani e dei peccatori, persino un mangione e un beone, a differenza dell’ascetico Giovanni Battista. Quando si tratta di rappresentare il regno di Dio, annunciato con tanta passione, Gesù impiega l’immagine del banchetto, al quale molti tra gli invitati della prima lista trovano scuse per sottrarsi, e vengono sostituiti da poveracci raccolti per strada.

Oggi, il brano evangelico racconta uno di questi episodi. A casa di un capo dei farisei, Gesù coglie l’occasione per parlare di umiltà – «chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» –, perché vede l’ansia dei commensali nel raggiungere i primi posti. Una cosa simile avveniva anche tra i suoi discepoli, magari in discussioni sottovoce: chi è il più importante, chi conta di più?

Il discorso riguarda tutti. Da una parte, ci sono gli ospiti ospitati, smaniosi di mettersi in evidenza, preoccupati di primeggiare, con la paura di non essere visti, apprezzati, riconosciuti – come succede in certi matrimoni, dove le invitate sfoggiano più della sposa. Dall’altra, gli ospiti ospitanti, che mettono nella lista amici, parenti e i personaggi più in vista nel contesto sociale, invece di invitare «poveri, storpi, zoppi, ciechi», che non possono contraccambiare.

Gesù sposta l’attenzione di tutti più avanti, verso «la risurrezione dei giusti», quando il Signore dirà a coloro che in questa vita non hanno contato nulla: «Amico, vieni più avanti!». Saremo anche noi tra questi nella misura in cui avremo cominciato a fare spazio a coloro che stanno ai margini, sono scartati, e nessuno ha voglia di sedervi vicino, non dico per mangiare, ma neppure per sentirne l’odore. Per fortuna, non esistono posti prenotati nel regno di Dio: va avanti chi arriva per ultimo.

Non dimentichiamo che Gesù, tra le molte cene fatte in compagnia di gente varia, alla sua ultima non ebbe timore di sedere accanto a chi lo avrebbe tradito, baciato dal quale, poco dopo, disse: «Amico».

Pensando a Giuda, pensiamo anche a noi, ma ci consolano le parole di don Primo Mazzolari, il giovedì santo del 1958, quando concludeva la sua omelia dicendo: «Anche quando noi ci rivolteremo tutti i momenti contro di Lui […] ricordatevi che per Lui noi saremo sempre gli amici».

don Maurizio

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