Il fuoco, il battesimo, la divisione

Oggi siamo di fronte ad una parola del vangelo piuttosto difficile, almeno per il senso che siamo abituati ad attribuire alle parole fuoco, battesimo, divisione, soprattutto alla luce dell’insegnamento prevalentemente positivo e incoraggiante di Gesù. Il fuoco dello Spirito santo illumina e riscalda, l’acqua del battesimo rigenera e dà vita, la pace è il dono del Risorto ai suoi discepoli impauriti e sconfortati. Invece, nel brano odierno, Gesù parla di fuoco che viene a gettare sulla terra, di angoscia in attesa del suo battesimo, di divisione nelle famiglie. Come dunque intendere queste parole, che suonano con tono minaccioso e inquietante?

La chiave per comprendere l’effettiva ambivalenza delle immagini impiegate da Gesù sta nel fatto che sono riferite a sé, da una parte, e a noi, dall’altra, attraverso uno sguardo sul futuro possibile e reale. Il fuoco del suo amore lo condurrà alla passione, sulla croce, come ad un battesimo attraverso la morte. Per questo i cristiani, quando s’immergeranno nelle acque battesimali, penseranno alla sepoltura con il Crocifisso, per riemergere alla vita nuova del Risorto. Dalla morte e risurrezione di Gesù viene a noi il dono della pace, eppure sappiamo per esperienza come in noi continua a regnare la divisione, e tra noi l’inimicizia e il conflitto. Non si tratta di ciò che Gesù vuole, ma di ciò che accade quando non si accoglie il suo Vangelo.

Il desiderio di Gesù è di trascinarci con sé nell’avventura della trasformazione interiore e della vita: Egli si offre alla nostra libertà, ma la sua accoglienza implica sempre una purificazione. Il fuoco può essere benefico o malefico, rafforzamento o giudizio: tutto dipende da come rispondiamo al suo dono. Se pensiamo che Egli «sia venuto a portare pace sulla terra» senza il prezzo della rinuncia ad affermare noi stessi, ci stiamo sbagliando: le divisioni che lacerano le nostre relazioni, care e difficili, ne sono la prova quotidiana.

In effetti, sorgono divisioni anche a causa del Vangelo di Gesù, dove la scelta tra accoglienza e rifiuto è talmente alternativa da non consentire vie di mezzo. Così avviene quando si decide di donare invece di possedere, di perdonare anziché vendicarsi, di servire invece di dominare, di ospitare piuttosto che escludere. Non è indifferente l’opzione in un senso o nell’altro. Dal momento che non è possibile restare neutrali, non resta che tenere fisso lo sguardo su Gesù, come ci invita a fare la Lettera agli Ebrei, nella seconda lettura di oggi: «Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato».

 

don Maurizio

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