Fate attenzione

Ripiegarsi su di sé è il rischio dal quale Gesù ci mette in guardia, nel brano evangelico di oggi. I discepoli e la folla, che ascoltano il Maestro, si trovano di fronte a due diverse situazioni. La prima, in cui Gesù si sottrae al compito di dirimere una questione ereditaria, anche se ai rabbini era talvolta consentito. A prima vista, pare che Gesù eviti di mediare di fronte ad una ingiustizia. In realtà, per Lui i beni che contano non sono quelli che si rivendicano per sé, ma quelli che si condividono: questa è l’ottica del regno che Egli annuncia. Perciò, prendere parte per uno dei due fratelli significherebbe dividere, e questo non vuol farlo, perché sa bene che per gli interessi è facile diventare nemici.

La questione di fondo, dunque, è un’altra: Gesù si oppone ad un rapporto con la proprietà che, per avidità, dimentichi il prossimo. Le sue parole indicano il nuovo orizzonte verso cui volgersi: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». Egli vuole la condivisione, che nasce dal donare, non la divisione, frutto della sete di possesso.

La seconda situazione è descritta attraverso una parabola, che spiega meglio che cosa avviene nei pensieri di chi si ripiega su se stesso. Il ragionamento interiore dell’uomo ricco, che probabilmente ha lavorato onestamente, rivela l’aspirazione profonda del suo cuore: «Che farò? … dirò a me stesso: Anima mia…». Questi guarda al futuro e lo immagina nelle proprie mani: il grano, i miei beni, i magazzini più grandi. Non sa, però, che tra breve morirà, e non potrà fare ciò che ha sognato solo per sé: mangiare, bere e divertirsi.

La conclusione di Gesù mette in risalto l’errore di calcolo dell’uomo benestante, che non ha tenuto conto di un interlocutore decisivo: «Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”». La dimenticanza appare così come il vero limite di chi, pur con la giusta cura delle proprie cose, riduce l’orizzonte delle relazioni, finendo per escludere anziché includere. Non ci sono neppure eredi che potranno beneficiare dei beni accumulati.

Mettere da parte tesori per sé, senza pensare ai più indigenti, significa impoverire gli altri e se stessi, e dunque non arricchirsi presso Dio.

Fare attenzione, in definitiva, è ciò che Gesù ci raccomanda, sia per l’eredità che attendiamo di ricevere, sia per quella che dovremo lasciare. Al sicuro è solo l’anima che non dimentica di aver ricevuto più di ciò che ha conquistato, come Gesù ci insegna: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8).

 

don Maurizio

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