La parte migliore

Quale sia la parte migliore è ciò che ci domandiamo di fronte ad alcune scelte da fare. Le parole che Gesù rivolge a Marta, nel vangelo di oggi, sembrano togliere ogni dubbio: quando si tratta di decidere tra agire e ascoltare, la cosa necessaria – letteralmente “la parte buona” – è ascoltare la parola del Maestro. Tuttavia, se attribuissimo a Gesù l’intenzione di svalutare il comportamento servizievole di Marta, rispetto alla apparente svogliatezza di Maria, cadremmo in un inganno. Marta è la padrona di casa – come indica il suo stesso nome – perciò assume il dovere dell’ospitalità, e lo esprime con la sua accoglienza premurosa, al punto da essere «distolta per i molti servizi» dall’attenzione verso il Signore. Maria, invece, accovacciata ai piedi di Gesù, pendendo dalle sue labbra, assume la tipica figura della discepola.

L’episodio raccontato dall’evangelista è al tempo stesso reale e ideale, concreto ed esemplare. La risposta di Gesù ha il profilo della diagnosi più che della critica: esiste una priorità, dalla quale Marta rischia di essere distratta. Questa indicazione del Signore è proprio Marta a provocarla, con la sua lamentela nei confronti di Maria. Il confronto, dunque, sorge tra le sorelle, non dal Maestro. Ciò fa pensare ad una permanente oscillazione tra due atteggiamenti spirituali, che spesso hanno animato le comunità cristiane.

Servizio della tavola e servizio della parola sono le due dimensioni che  vennero distinte nella comunità primitiva. Come leggiamo negli Atti degli Apostoli, i diaconi furono istituiti per il primo, mentre agli apostoli fu riservato il secondo. In seguito, la tradizione cristiana ha radicalizzato questa indicazione, ponendo la questione in termini alternativi: tra l’azione e la contemplazione, ha più valore quest’ultima; sebbene l’esperienza monastica benedettina, ad esempio, pur configurandosi come contemplativa, ha preferito trovare una composizione col motto “ora et labora”.

La ricerca di un equilibrio tra il momento dell’ascolto e della preghiera contemplativa, apparentemente inattiva, e l’azione concreta del servizio, ad esempio caritativo, appartiene alla natura stessa della vita cristiana. Evitare l’opposizione, e quindi l’eccesso da una parte, è la vera sfida. L’evangelista «Luca non distingue tra una Maria che predica e una Marta che serve, ma tra una Maria che ascolta e una Marta che si esaurisce nell’esercitare l’ospitalità. Accorda così, con l’immagine di Maria, un posto alle donne nella comunità, cosa che poche religioni antiche offrivano, e con l’immagine di Marta afferma che non ogni diaconia della tavola è conveniente» (F. Bovon).

Ma forse vi è ancora qualcosa in più: Gesù ci insegna che è Lui a prestare attenzione a noi; che è venuto per servire, non per essere servito. Immersa nelle proprie premure, Marta rischia di dimenticare che è il Signore a prendersi cura di lei; perciò impara da Gesù a porre in Lui le sue preoccupazioni, e non in sé.

 

don Maurizio

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