Santa notte di Natale

Secondo quanto ci raccontano le sacre Scritture, nella santissima notte di Natale l’annuncio del profeta Isaia si è compiuto: «Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio». L’apostolo Paolo ne ha compreso il senso con chiarezza: «è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini». Con questa semplice e profonda percezione, l’umanità, da oltre duemila anni, guarda alla scena intima e familiare del Presepe con fiducia: se nasce ancora il Figlio di Dio in mezzo a noi, povero tra i più poveri, allora c’è davvero speranza per tutti. Possiamo ricevere una vita nuova, possiamo rinascere: il Signore non è stanco di questa famiglia umana così provata, stanca e impaurita.

Potrà sembrare un evento lontano nel tempo, al quale accostarsi con nostalgia, mentre ciò che viviamo nel presente non pare riceverne luce. Invece, la fede ci permette di avvertirne la forza, proprio perché il Bambino Gesù entra nel mondo della debolezza, nella nostra fragilità. Da una parte, vorremmo un Dio potente, capace di risolvere i nostri guai, e invece Egli viene a condividere le nostre pene. Sembra che non ci aiuti, eppure si fa vicino, prossimo, familiare. Questo è il modo sorprendente che sceglie: stare accanto, col pianto di un neonato, che ha bisogno di essere cullato, custodito, nutrito.

La sua mamma Maria «lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio». Tutti coloro che non trovano ricovero e ristoro in questo mondo oggi sanno che c’è una mangiatoia, un luogo che prefigura il destino del Figlio di Dio: Egli si farà cibo, nutrimento per tutti gli affamati di amore della terra. L’angelo del Signore invita  i pastori ad andarlo a vedere: «Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». Da quel momento in poi, per i secoli dei secoli, chi cerca Dio non lo troverà nell’alto dei cieli, nel mondo delle idee, ma avvolto in fasce, piccolo, indifeso, vulnerabile.

Ci chiediamo, allora, a chi serve un Dio così debole? Mentre siamo noi ad aver bisogno di Lui, Gesù ci chiede di assisterlo e di prenderci cura di Lui? Certo, questa è la novità sconvolgente del Natale. Ce lo ricorda un antico padre della Chiesa, con parole sublimi: «O nuova unione! O miscela paradossale! Colui che è, viene ad essere, il non creato viene creato, l’incomprensibile viene compreso (…). Colui che è ricco diventa un mendicante (2Cor 8,9), poiché egli stesso mendica nella mia carne affinché io possa arricchire la sua divinità» (Gregorio di Nazianzo).

Il santo Natale è annuncio del bisogno di Dio, che desidera ricevere la nostra cura nei fratelli più vulnerabili. Usciremo dalla tristezza, dalla solitudine e dalla paura grazie al dono del Signore Gesù, fatto bambino per noi e per tutta la famiglia umana. Questo vogliamo augurarci a vicenda.

don Maurizio

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