Che cosa dobbiamo fare?

La domanda rivolta a Giovanni Battista dalla gente che gli va incontro nel deserto, sulle rive del fiume Giordano – «Che cosa dobbiamo fare?» –  spesso è anche la nostra, di fronte all’annuncio di conversione che ci viene dal Vangelo di Gesù. La risposta riguarda la disposizione verso gli altri: condividere e agire con giustizia. La conversione del cuore comincia con l’apertura, con l’uscita da se stessi, per accorgersi dei bisogni di chi ci sta intorno, e non essere più al centro del mondo. Non è semplice rinuncia a possedere, che, in quanto tale, significherebbe troppo poco, ma prontezza nel mettere a disposizione degli altri quel che abbiamo: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Anzi, se di rinuncia si tratta, è di non pretendere più del dovuto, ovvero di non approfittare della posizione dominante verso coloro che sono in debito con noi: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Soprattutto di non abusare del potere nei confronti dei più deboli: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno».

Chi predica queste cose non è il Messia, ma colui che gli prepara la strada, pronto a mettersi da parte al suo arrivo. L’esempio di Giovanni è eloquente specialmente per coloro che sono chiamati ad aiutare gli altri ad incontrare Gesù: guai a chi si sostituisce, prendendo il suo posto. Il tempo di Avvento è l’occasione propizia per accogliere l’invito del Battista: fare spazio a coloro che incontriamo, con tenerezza e disponibilità. È il passo che ci avvicina a Betlemme, dove adoreremo Colui che si è fatto mendicante, per riempirci della sua presenza amorosa. Non dimentichiamo che il primo passo verso ciascuno di noi lo ha fatto il Signore, il quale non esige nulla di più di ciò che gli è dovuto: l’accoglienza nella fede e un po’ di amore sincero.

Prepararsi al santo Natale significa disporsi a riscoprire la centralità di Gesù nella nostra vita, in questo mondo impaurito, egoista, preoccupato di salvarsi dalla pandemia, dove noi tutti rischiamo di dimenticare che la salvezza è un dono che viene dall’alto, eppure sorge dal basso: «Stillate dall’alto, o cieli, la vostra rugiada e le nubi piovano il Giusto; si apra la terra e germogli il Salvatore (Isaia 45,8)».

don Maurizio

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