Seminari nella Cappella di Sant’Agata: “Che cosa è la verità”

Con l’obiettivo di stimolare una riflessione a più voci sul tema della verità, venerdi 22 aprile alle ore 21 Marco Signori ci introdurrà al dialogo sul tema dal punto di vista della filosofia, nella stupenda cornice della cappella di Sant’Agata, che, simbolicamente, rappresenta il senso profondo della verità in prospettiva cristiana: la verità è crocifissa, e l’antica martire Agata ne custodisce il segno.

Per la partecipazione on-line cliccare sul seguente link: http://meet.google.com/vkh-jvpu-gdk

Audio del seminario

Padre mio

«Padre mio, mi sono affezionato alla terra quanto non avrei creduto.
È bella e terribile la terra.
Io ci sono nato quasi di nascosto, ci sono cresciuto e fatto adulto
in un suo angolo quieto
tra gente povera, amabile e esecrabile.
Mi sono affezionato alle sue strade,
mi sono divenuti cari i poggi e gli uliveti,
le vigne, perfino i deserti.
È solo una stazione per il figlio tuo la terra
ma ora mi addolora lasciarla
e perfino questi uomini e le loro occupazioni,
le loro case e i loro ricoveri
mi dà pena doverli abbandonare.
Il cuore umano è pieno di contraddizioni
ma neppure un istante mi sono allontanato da te.
Ti ho portato perfino dove sembrava che non fossi
o avessi dimenticato di essere stato.
La vita sulla terra è dolorosa,
ma è anche gioiosa: mi sovvengono
i piccoli dell’uomo, gli alberi, gli animali.
Mancano oggi qui su questo poggio che chiamano Calvario.
Congedarmi mi dà angoscia più del giusto.
Sono stato troppo uomo tra gli uomini o troppo poco?
Il terrestre l’ho fatto troppo mio o l’ho rifuggito?
La nostalgia di te è stata continua e forte,
tra non molto saremo ricongiunti nella sede eterna».

Mario Luzi
Via Crucis al Colosseo, 1999

don Maurizio

«Chi di voi è senza peccato»

«Una donna sorpresa in adulterio», sola di fronte a giudici improbabili, pronti a lapidarla senza pietà: la legge di Mosè è implacabile, non c’è via di scampo. Non c’è neppure l’uomo con cui è stata trovata, deve pagare solo lei. Non importa chiederle spiegazione, non conta se si tratta di fragilità o di una storia d’amore difficile: lei è il peccato in persona. Colpa acclarata, pena pubblica, come monito per tutti, tranne però per coloro che, magari in segreto, hanno fatto lo stesso, e adesso hanno la pietra in mano.

Viene tirato in mezzo Gesù, «per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo». Si sa che Lui sta dalla parte dei peggiori, quindi è loro complice implicito: dalla posizione che prende, si decide anche la sua sorte. Quando si cercano pretesti per accusare e giudicare, non si guarda in faccia a nessuno; anzi, scagliarsi contro il più debole fa sentire migliori.

«Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra». Neppure lui guarda: né la donna né i suoi accusatori. Prende tempo, aspetta, alla rabbia ipocrita, alla sete di giustizia impietosa spera che segua la ragione, il cuore, l’umanità. L’unica via d’uscita viene dallo spostamento di sguardo: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». Solo se ci si rende conto della propria trave, si evita di cercare la pagliuzza altrui.

A Gesù non interessa come e perché questa donna si è trovata nella polvere: per Lui conta solo il rialzarsi, guardare avanti, cominciare di nuovo. L’incontro tra la misera e la misericordia – come dirà sant’Agostino – è una possibilità di liberazione anche per gli scribi e i farisei: la pietra che lasciano cadere per terra forse non significa imparare a non giudicare. Anzi, si scaglieranno contro Gesù ancora con più forza. Lui lo sa, è vicina la sua Pasqua, l’ora del passaggio dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita. Accogliere, perdonare e rialzare è tutto per Lui, non gl’importa d’altro, è venuto per questo e continuerà a farlo per sempre.

Quando ognuno di noi cade, ferito e sconfitto, al Signore non interessa di chi è la colpa. Egli sa che non si comincia una vita nuova con la punizione, ma con la clemenza. Questa è la cosa più difficile da capire per noi, abituati come siamo al giudizio, al senso di colpa, alla condanna.

Chiediamo al Signore, soprattutto in questi giorni così tragici per il popolo ucraino, di far cadere per terra le armi degli uni e degli altri, per aver mani libere, pronte a stringersi di nuovo, una volta lavate dal sangue di cui si sono macchiate. C’è un altro sangue che purifica quello di vittime e aggressori: solo di questo c’è bisogno, perché è stato versato una volta per tutte, per tutti.    

don Maurizio

Nuovo calendario Messe

Per gentile ospitalità del Parroco del Carmine,
celebrerò la Santa Messa nella chiesa di San Sepolcro nei seguenti giorni:

  • Domenica 3 aprile – non c’è la Messa delle ore 12
  • Domenica delle Palme 10 aprile – ore 12  (pranzo con i poveri)
  • Domenica di Pasqua 17 aprile – ore 12    
  • Domenica 24 aprile – ore 12            
  • Domenica 1 maggio – non c’è la Messa delle ore 12
  • Domenica 8 maggio – ore 12
  • Domenica 15 maggio – ore 12              (pranzo con i poveri)
  • Domenica 22 maggio – ore 12
  • Domenica 29 maggio – ore 12
  • Domenica 5 giugno – non c’è la Messa delle ore 12
  • Domenica 12 giugno – ore 12                (pranzo con i poveri)
  • Domenica 19 giugno – non c’è la Messa delle ore 12
  • Domenica 26 giugno – ore 12

NB: La Santa Messa delle 12 non è parrocchiale

Don Maurizio Gronchi

Questo mio figlio, questo tuo fratello

Con la storia del padre misericordioso e dei due figli perduti, Gesù pone la nostra umanità di fronte ad uno specchio, ove si riflettono i tratti di ciascuno di noi, delle nostre relazioni verticali e orizzontali. Ma soprattutto emerge il profilo del volto di Dio, dinanzi a qualunque resistenza al suo amore appassionato e senza riserve. Gesù racconta questa storia perché i farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Dunque è una spiegazione del motivo per il quale il Signore sta volentieri con i peggiori, non li scarta, anzi siede a mensa con loro.

Il primo figlio, il più giovane, come ogni ragazzo, ha voglia d’indipendenza, vuole andare in cerca della propria strada, perciò chiede denaro e se ne va. Al padre probabilmente non dispiace questa legittima aspirazione, gli lascia corda lunga, accondiscende e lo lascia partire. Magari egli sa che è fragile, come ogni giovane si troverà di fronte a molte difficoltà, perciò lo aspetta: quella è e rimane la sua casa. Così di fatto avviene. Si trova nel bisogno, cerca lavoro e pane, ma invano, ed ecco una svolta: «Allora ritornò in sé». Comincia un dialogo interiore, pensa alla sopravvivenza, decide di tornare a casa da servo, spinto dal bisogno.

Noi, forse in maniera ipocrita, saremmo tentati di giudicarlo. Invece: «Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò». Al padre non interessano i motivi, non gli lascia neppure terminare il discorso, per lui bisogna subito festeggiare: «perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato». Un’esagerazione? Forse. Almeno per il fratello maggiore, che si sente offeso, teme che gli venga tolto qualcosa, come se non ci fosse più posto per due nel cuore del padre.

Questa storia parla di noi, ma soprattutto di Dio. Del diritto di essere liberi, che solo il vero amore concede; del coraggio di riconoscere la propria miseria, e di chiedere umilmente aiuto; dell’osservanza di regole senza cuore; della gioia di ritrovarsi, e della tristezza che viene dall’orgoglio. Tuttavia, il racconto rimane aperto: non sappiamo se, dinanzi alla supplica del padre, il figlio maggiore rientrerà a casa per la festa. Il brano evangelico ce lo lascia sperare. Fatto sta che, per il padre, «questo mio figlio» è «tuo fratello», perduto e ritrovato, morto e tornato in vita.

Si dischiude così l’orizzonte pasquale, al quale ci stiamo avvicinando: il passaggio dalla morte alla vita. Per Dio contano più gli effetti che le cause. Non c’è mai un dolore senza speranza di vita, mai una pena da cui non essere risollevati, che tocca uno e riguarda tutti. Il figlio, che vorrebbe essere trattato da servo, trova un padre che gli corre incontro. Il fratello, che ha vissuto da servo, fatica a diventare figlio. Nessuno è perfetto. Ma non è questo che dispiace al Signore. Se disprezzasse l’umano peggiore, sarebbe solo come noi, una brutta controfigura. Invece, il suo amore appassionato «è talmente grande da rivolgere Dio contro se stesso, il suo amore contro la sua giustizia» (Benedetto XVI, Deus caritas est, 10).

don Maurizio

Seminari nella cappella di Sant’Agata

– «Che cos’è la verità?» (Gv 18,38) –

La serie di incontri mensili che vengono offerti, nella cappella di Sant’Agata in Pisa, recentemente restaurata dall’Amministrazione comunale, ha l’obiettivo di stimolare una riflessione a più voci sul tema della verità, da diversi punti di vista. Giovani studiosi e professionisti di varie discipline introdurranno al dialogo sul tema, nella stupenda cornice della cappella di Sant’Agata, che, simbolicamente, rappresenta il senso profondo della verità in prospettiva cristiana: la verità è crocifissa, e l’antica martire Agata ne custodisce il segno.
L’iniziativa è promossa dal gruppo informale “Cultura e carità” di San Sepolcro, dalla Fondazione Casa Ilaria e dall’Associazione culturale “Il Mosaico”.

Gli incontri si terranno alle ore 21.00, e sarà possibile collegarsi on-line.

Moderatore – Maurizio Gronchi

  • Venerdì 22 Aprile 2022 – Marco Signori, La filosofia
  • Venerdì 20 Maggio – Anna Zago, La filologia
  • Venerdì 10 Giugno – Marco Mustaro, La musica
  • Venerdì 23 Settembre – Greta Biale, La chimica
  • Venerdì 21 Ottobre – Francesco Morosi, La letteratura
  • Venerdì 18 Novembre – Marisa Bonamici, L’archeologia
  • Venerdì 16 Dicembre – Immacolata Vuolo, La pedagogia
  • Venerdì 20 Gennaio 2023 – Gabriele Venturini, La giurisprudenza
  • Venerdì 17 Febbraio – Laura Capantini, La psicologia
  • Venerdì 17 marzo – Aline Nari, La danza