«Chi di voi è senza peccato»

«Una donna sorpresa in adulterio», sola di fronte a giudici improbabili, pronti a lapidarla senza pietà: la legge di Mosè è implacabile, non c’è via di scampo. Non c’è neppure l’uomo con cui è stata trovata, deve pagare solo lei. Non importa chiederle spiegazione, non conta se si tratta di fragilità o di una storia d’amore difficile: lei è il peccato in persona. Colpa acclarata, pena pubblica, come monito per tutti, tranne però per coloro che, magari in segreto, hanno fatto lo stesso, e adesso hanno la pietra in mano.

Viene tirato in mezzo Gesù, «per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo». Si sa che Lui sta dalla parte dei peggiori, quindi è loro complice implicito: dalla posizione che prende, si decide anche la sua sorte. Quando si cercano pretesti per accusare e giudicare, non si guarda in faccia a nessuno; anzi, scagliarsi contro il più debole fa sentire migliori.

«Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra». Neppure lui guarda: né la donna né i suoi accusatori. Prende tempo, aspetta, alla rabbia ipocrita, alla sete di giustizia impietosa spera che segua la ragione, il cuore, l’umanità. L’unica via d’uscita viene dallo spostamento di sguardo: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». Solo se ci si rende conto della propria trave, si evita di cercare la pagliuzza altrui.

A Gesù non interessa come e perché questa donna si è trovata nella polvere: per Lui conta solo il rialzarsi, guardare avanti, cominciare di nuovo. L’incontro tra la misera e la misericordia – come dirà sant’Agostino – è una possibilità di liberazione anche per gli scribi e i farisei: la pietra che lasciano cadere per terra forse non significa imparare a non giudicare. Anzi, si scaglieranno contro Gesù ancora con più forza. Lui lo sa, è vicina la sua Pasqua, l’ora del passaggio dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita. Accogliere, perdonare e rialzare è tutto per Lui, non gl’importa d’altro, è venuto per questo e continuerà a farlo per sempre.

Quando ognuno di noi cade, ferito e sconfitto, al Signore non interessa di chi è la colpa. Egli sa che non si comincia una vita nuova con la punizione, ma con la clemenza. Questa è la cosa più difficile da capire per noi, abituati come siamo al giudizio, al senso di colpa, alla condanna.

Chiediamo al Signore, soprattutto in questi giorni così tragici per il popolo ucraino, di far cadere per terra le armi degli uni e degli altri, per aver mani libere, pronte a stringersi di nuovo, una volta lavate dal sangue di cui si sono macchiate. C’è un altro sangue che purifica quello di vittime e aggressori: solo di questo c’è bisogno, perché è stato versato una volta per tutte, per tutti.    

don Maurizio

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