Nelle ultime domeniche dell’anno liturgico, i brani evangelici attirano la nostra attenzione sull’attesa del ritorno del Signore, alla fine dei tempi. Già la solennità di Tutti i Santi e la Commemorazione dei fedeli defunti hanno orientato lo sguardo della fede al futuro ultimo che attende l’umanità nelle amorose braccia di Dio. Nella vita umana si dischiude un orizzonte di speranza, di una vita in pienezza dove siamo attesi. Non finisce tutto qui. C’è altro da scoprire, aldilà del confine terreno.
Ci prepariamo con questo spirito all’inizio del nuovo anno, dove l’Avvento rappresenta un’altra dimensione dell’attesa: il Signore Gesù viene tra noi, nella storia, dove ha già posto la sua tenda. Tra l’attesa del suo ritorno e la memoria della sua venuta in questo mondo, la verità della fede si concentra sulla sua presenza reale: egli è qui, fino alla fine dei giorni, nell’eucaristia e nei poveri, che avremo sempre con noi.
Oggi, la parabola delle dieci ragazze che si preparano all’arrivo dello sposo mette in luce un aspetto importante dell’esperienza credente: la vigilanza. Il rischio della distrazione da ciò che è essenziale fa parte della nostra vita quotidiana. Siamo presi da molte cose, spesso tentati di rimandare, con l’illusione di avere il tempo per fare ciò che in realtà sappiamo essere urgente. Anche noi, talvolta, potremmo assomigliare a quelle cinque ragazze che Gesù chiama stolte, magari quando sottovalutiamo l’importanza di incontri non casuali, ma annunciati, ai quali occorre prepararsi con cura. Non tanto per fare bella figura, ma soprattutto per non rimanere fuori dalla festa, grati, come dovremmo essere, per aver ricevuto l’onore di un invito.
A noi cristiani, questo invito è rivolto, in modo speciale, almeno una volta alla settimana, la domenica, tutti insieme, per non dimenticare di essere parte di una comunità radunata da Gesù morto e risorto per tutti. Infatti, è difficile crescere nella fede da soli: la tentazione dell’individualismo, specialmente oggi, siede alla nostra porta. È molto più facile rifugiarsi nell’intimismo solitario, dove vedersela con Dio al bisogno.
Inoltre, l’invito ad essere attenti all’incontro col Signore è rivolto a ciascuno di noi ogni giorno, a cominciare dalla ricerca di un momento di preghiera personale, poi nelle relazioni familiari, dove lavoriamo, in tutte le occasioni di incontro con gli altri.
Se non siamo attenti al presente di ogni incontro con le persone, rischiamo di passare oltre il fratello e la sorella indigente, che magari non chiede nulla, ma nel cuore e negli occhi ha un desiderio nascosto di cura, di rispetto, di amore. L’olio per la lampada è la fede che nutre la carità: senza questa cura per la vita cristiana si sonnecchia, e si finisce per restare fuori dalla festa preparata per noi e per gli altri. Preghiamo perché non manchi questa attenzione al presente, dove Gesù ci ha donato di vivere il tempo prezioso della esistenza terrena.
Don Maurizio
