Andate anche voi nella vigna

La parabola di oggi farebbe indignare qualunque sindacalista, che difende il giusto salario degli operai. Il proprietario della vigna sembra non retribuire equamente chi ha faticato tutto il giorno e chi ha lavorato solo un’ora. Ma il padrone si giustifica, avendo pattuito un denaro con quelli della prima ora: la sua è soltanto generosità verso gli ultimi, non ingiustizia verso i primi.

Egli avrebbe potuto evitare lamentele se avesse cominciato a pagare gli operai partendo dai primi, che se ne sarebbero andati senza sapere degli altri. Invece inverte l’ordine: vuole che quelli della prima ora conoscano la sua intenzione nei confronti degli ultimi. Nascono così il risentimento e l’invidia. Un Signore che tratta tutti allo stesso modo non è giusto, non tiene conto delle differenze. Sembra che la fatica non valga nulla. Chi arriva per ultimo perché deve essere trattato come il primo?

I discepoli che ascoltano la parabola forse capiscono a chi si riferisce Gesù. Se fossero stati presenti i capi religiosi del popolo non avrebbero avuto dubbi: sono loro i primi, gli eletti; la vigna del Signore è stata affidata a Israele. Gli sfaticati, che neppure si sono impegnati a cercare lavoro, e sono restati a casa senza far nulla, sono tutti gli altri: poveri, ammalati, peccatori, indemoniati, samaritani e pagani.

Invece, Gesù chiama tutti coloro che incontra, anzi, va a cercare proprio quelli che stanno fuori, ai margini, e li chiama. Non solo: li riunisce, vuole che sappiano gli uni degli altri. Devono diventare una nuova comunità di fratelli e sorelle. Questa è l’illusione del Signore: tenere tutti insieme, al lavoro per il regno del Padre suo, che desidera donare felicità e salvezza a ciascuno.

Il problema non è la paga, ma il lavoro, la dignità, l’essere considerati persone. E questo non avviene che per la generosità dell’unico che non discrimina, perché considera tutti suoi figli e fratelli.

Forse anche noi cristiani facciamo fatica a comprendere questo modo di agire di Gesù. Quando sentiamo che il Signore non è venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori; che il medico non è per i sani, ma per i malati; che si fa festa per il figlio perduto e ritrovato; che un ladrone entra per primo in paradiso.

Alla fine, però, merita fare anche una riflessione sul risentimento di quelli della prima ora. L’invidia verso i fratelli e le sorelle pagati troppo è ribellione nei confronti del buon Dio, che oscura persino la doverosa gratitudine verso colui che li ha chiamati nella sua vigna. Non sono interessati al buon risultato di un lavoro frutto della fatica di tutti, ma solo a se stessi. Non sanno che cos’è il bene comune. Invece, Gesù ci vuol ricordare proprio questo: nella sua casa – qui e di là – i posti non sono riservati, non ci sarà mai “Sold out”.

Don Maurizio

XXV Domenica – Vengelo e omelia (20 settembte)