Date gratuitamente

La conclusione del brano evangelico di oggi è decisamente controtendenza rispetto al nostro umano modo di agire, che prevede uno scambio – “do ut des” – io ti dono qualcosa in attesa che tu ricambi. Gesù invece dice: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Per capire questa inversione, conviene riprendere il discorso di Gesù. Egli sceglie i suoi apostoli, affida loro un compito ben al di sopra delle loro capacità, li investe di un potere che solo lui ha ricevuto dal Padre: cacciare gli spiriti cattivi, guarire i malati, persino risuscitare i morti. Tutto questo, però, dopo aver predicato che il regno dei cieli è vicino. In qualche modo, Gesù rende partecipi gli apostoli della sua missione, ma con qualche inziale differenza: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele». Come per dire che a questo ci penserà lui; intanto loro debbono cominciare con i più vicini.

A prima vista sembra che Gesù doti i suoi di un grande potere sugli altri – sul male fisico e spirituale –, grazie al quale potrebbero sentirsi importanti. Purtroppo a volte anche noi siamo tentati di pensare che Dio sia potente, onnipotente nel senso di fare cose sovrumane, sempre soprannaturali, e lo decida in base al suo arbitrio. Invece, Gesù intende il potere come servizio della carità, come amore senza condizioni, proprio come ha fatto lui.

Quando noi pensiamo di combattere il male con la potenza rischiamo di prendere la strada sbagliata. Il male sfida proprio su chi è più forte. E Gesù vince con la debolezza della croce. Gli operai della messe non sono chiamati a dominare, ma a servire con umiltà, perché la potenza non viene da loro, ma da lui, che ha dato gratuitamente la sua vita per tutti, soprattutto senza alcun merito da parte nostra. Ce lo ha ricordato san Paolo: «Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi». Questa è la vera gratuità da accogliere e ricambiare: senza alcun merito siamo stati amati, perdonati, riconciliati.

L’annuncio del Vangelo – che ci è affidato come agli apostoli, perché noi tutti siamo operai nella messe del mondo – è fatto di fede e di carità, per ridonare speranza a chi l’ha perduta. Lo ha ripetuto papa Leone nel suo viaggio in Spagna: «Siate, quindi, testimoni credibili della speranza cristiana nel servizio sollecito ai fratelli e alle sorelle che, in una condizione di vita precaria, segnata dalla privazione, dalla fragilità o dalla marginalizzazione, oltre all’aiuto materiale e al sostegno morale, necessitano di Dio, della sua amicizia, della sua benedizione, della sua Parola, dei suoi Sacramenti e della proposta di un percorso di crescita e di maturazione nella fede» (Barcellona, 10 giugno 2026).

Don Maurizio