In cielo e sulla terra

L’ascensione di Gesù al cielo, che oggi celebriamo dopo quaranta giorni dalla sua risurrezione, ci invita a contemplare il mistero della duplice presenza del Signore: in cielo e sulla terra. In cielo significa nel seno del Padre, nell’eternità di Dio, dove ormai è presente per sempre la nostra umanità, con la carne trasfigurata che il Figlio ha ricevuto da Maria e dallo Spirito santo. In terra vuol dire nell’eucaristia e nei poveri, dove Gesù ha scelto di rimanere con noi «tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Sembrano due luoghi distanti – l’invisibilità celeste e questa terra confusa e dolorante –, eppure così vicini, ripieni di amore e sfuggenti al dominio umano. Dio abita dove non te lo immagini, perché non puoi afferrarlo, né con i tuoi pensieri né con le tue mani. Ma è proprio lì, vicino e lontano: misteriosamente prossimo a te, affamato e assetato, prigioniero, viandante, ferito. Solo un cuore aperto, non appesantito dall’io sempre insoddisfatto, riceve la grazia di riconoscerlo, di accoglierlo e di amarlo.

Nella prima lettura, il libro degli Atti degli apostoli ci racconta il congedo di Gesù, con i saluti, la promessa dello Spirito santo e il mandato per la missione. I discepoli non comprendono, pensano ancora al regno d’Israele, ma ben presto si renderanno conto che questa è una perversa illusione. Non è un morto che parla nel sogno di sopravvissuti sconsolati, è il Signore risorto e vivo, che affida ai suoi amici un compito sostenibile solo per grazia: «riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni».

Con l’evento pasquale, la storia ha preso un’altra direzione: l’unico vero potere che Gesù ha ricevuto dal Padre, consegnato ai suoi con il dono dello Spirito, è quello di donare la vita per amore, non di sottomettere tutti ad un’altra legge. Saranno necessarie continue conversioni per resistere alla tentazione di trasformare il Vangelo in strumento di potere umano. La Chiesa passerà dalla persecuzione all’impero, e poi di nuovo all’irrilevanza, che oggi la rende ininfluente di fronte ai dominatori di questo mondo.

Mentre papa Leone continua a supplicare i potenti e a pregare Dio per la pace, i capi religiosi ortodossi benedicono le armi, i capi israeliani uccidono nel nome del Dio degli eserciti, i capi musulmani combattono la guerra santa. Sembra davvero che la parola di Gesù non conti nulla, e serva solo a consolare gli sconfitti, senza smuovere i cuori induriti dalla violenza e dalla vendetta. Questo però è anche il segno di una Chiesa libera dai poteri di questo mondo, testimone del suo Signore crocifisso e risorto.

Non lasciamoci rubare la speranza! Tocca a noi la testimonianza del perdono, della riconciliazione, della pace. Confidiamo nella presenza di Gesù, in cielo e sulla terra, e preghiamo il Padre nostro: che sia fatta la sua volontà come in cielo così in terra.    

Don Maurizio

Ascensione -Vangelo-e-omelia (17 maggio)