«Pace a questa casa!»

Nel brano evangelico di oggi, Gesù, da buon Maestro, guida i suoi discepoli non solo stando davanti, ma anche mettendosi dietro. Invia settantadue discepoli in avanscoperta, a due a due: Lui arriverà dopo nelle varie città della Palestina. Uno strano modo per annunciare la buona notizia del regno di Dio – penseremmo noi. Che garanzia potranno mai dare queste persone senza mezzi e con strumenti minimi, mandati «come agnelli in mezzo a lupi»? L’unica cosa che raccomanda, dopo aver ridotto all’essenziale l’equipaggiamento – senza «borsa, né sacca, né sandali» – è di portare la pace.

I due discepoli del Signore probabilmente appariranno sulla soglia di case sconosciute come sprovveduti. Chi se li troverà di fronte come potrà reagire? Questo modo essenziale, scarno, persino improbabile di presentarsi dovrebbe trovare accoglienza altrettanto semplice. Assomigliano a dei mendicanti, sono più simili ai viandanti e ai pellegrini che ai missionari attrezzati per convertire. Sembra un esperimento, e non è detto che ottenga l’auspicato risultato di preparare l’accoglienza di Gesù, che verrà dopo.

La modalità di questa missione ci interroga, prima ancora del suo contenuto. Gesù non ci sta forse dicendo che Egli si affida alla libertà, sia di chi incontra gli altri nel suo nome, sia di chi riceve questa visita povera e inattesa? Il Signore non bussa mai alla porta di casa senza passare prima dal cuore. Non ha bisogno di imporsi con forza, attraverso strumenti potenti, manda gente normale, comune, che può anche sembrare inadeguata. Insomma pensa a ciascuno di noi. Ciò che conta è fidarsi ed esporsi, accettando il rischio del rifiuto.

La missione dei settantadue non è solo il test di verifica dell’adeguatezza dei discepoli, né degli eventuali ben disposti destinatari, ma solo la preparazione di un terreno che sonda il cuore aperto e generoso dei figli del regno, di coloro che semplicemente sono disposti ad incontrarsi per accogliere la pace, il dono che apre alla comunione. L’annuncio di pace è ciò che il Risorto offrirà ai suoi, smarriti dopo la sua tragica morte. La pace è il segno che l’amore trionfa sui conflitti, che c’è speranza e futuro.

Gesù promette ai discepoli missionari la sua protezione – «nulla potrà danneggiarvi» –, ma occorre fare attenzione a non illudersi: questo potere potrebbe rendere autoreferenziali, il rischio è di scambiare l’eventuale successo con la sottomissione dei demoni al potere che si crede proprio.

Sentiamoci dunque addosso la fiducia del Signore, non temiamo di non essere capaci: Egli non ci espone senza garantire di rimanere con noi. Essere inviati vuol dire uscire dalle proprie paure, senza cadere nell’eccesso opposto della presunzione. Conta guardare a Colui che sta dietro e a coloro che abbiamo davanti, mai solo a se stessi.

 

don Maurizio

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