«Come io ho amato voi»

Sorprendono – e un po’ inquietano – le parole di Gesù che insistono sulla gloria, dopo che Giuda è uscito dal cenacolo nella notte: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato». Egli sta per essere catturato, maltrattato, condannato a morte, eppure il suo sguardo va oltre, è avanti: nulla può fermare il suo amore senza limiti. Il perdono per chi lo tradisce, per chi lo sta per rinnegare, per coloro che lo abbandoneranno e persino per chi lo vorrà crocifisso, è già dentro il suo cuore. Ha una sola certezza: il Padre, «Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito».

Come si può pensare alla gloria di fronte all’abisso della solitudine, della morte imminente? Qui sta il segreto di Gesù: l’amore non è mai sprecato, nulla va perduto di ciò che si è speso gratuitamente. Questo significa non fermarsi dinanzi all’umana delusione dell’incomprensione e del rifiuto. Chi vuol bene davvero non si pente mai. Gloria vuol dire pienezza di vita, relazioni che, seppur interrotte, non si spezzano, perché le tiene in vita chi non ritrae il dono fatto, e offre ancora possibilità di ricominciare. È lo sguardo del Signore, che si allunga al di là delle sconfitte, per ridonare speranza a chi si smarrisce.

Il centro del brano evangelico di oggi è nelle parole decisive che Gesù rivolge ai suoi discepoli di ogni tempo: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri». Non parla di un amore qualsiasi, ma del suo. Il “come” fa la differenza, e si riferisce al passato, a ciò che i suoi amici potranno ricordare di Lui, una volta che Egli se ne sarà andato.

Si tratta dunque di guardare al modo con cui Gesù è stato con gli altri: non scegliere tra i buoni e i cattivi, avvicinare i più deboli per risollevarli nel corpo e nell’animo, mostrare a ciascuno che è amato senza condizioni, perdonare chi ti fa del male, non giudicare dalle apparenze, cercare il bene anche nei più cocciuti, lottare contro le ingiustizie, accogliere gli scartati e annunciare a tutti che c’è speranza e salvezza.

L’amore con cui Gesù ha amato, ama e amerà è sempre concreto, non è un sentimento vago, che si affida all’istinto di un momento, né decide chi lo merita o lo contraccambia. In questa assoluta gratuità sta la differenza. Potremmo persino dire che non ha un “perché”, ma solo un “come”. Se teniamo conto di questo, allora possiamo comprendere il senso della novità del suo comandamento – «Vi do un comandamento nuovo» –, che consiste nel non scegliere. È un amore universale, viene da Dio, non si pente, perdona e salva. Chi lo accoglie sarà reso capace di trasmetterlo, e sarà il segno distintivo dei discepoli del Signore: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». Chiediamo a Gesù di farcene dono: senza la sua grazia, non sarebbe alla nostra portata.

don Maurizio

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