«Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto»

Il tema del brano evangelico di oggi è il discernimento. Gesù invita i suoi discepoli a far bene attenzione a tre cose importanti: la guida, il giudizio, i frutti. In tutti e tre gli esempi – che Gesù chiama parabola – ci sono delle coppie: due ciechi, due fratelli, due alberi. Dunque, occorre valutare bene il nostro modo di vivere le relazioni, per saper scegliere il bene.

Prima di tutto, l’unico Maestro da seguire è Gesù stesso; chi lo sostituisce con altri rischia di smarrirsi: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?». Questo succede quando qualcuno si crede più saggio di un altro, e magari pretende di dare consigli prendendo il posto dell’unico Signore, la vera luce che illumina ogni uomo.

Secondo esempio. È il caso di un fratello che crede di dover correggere il fratello, ma in realtà lo giudica: «mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio». Ci si fa un’immagine deformata dell’altro quando non stiamo bene: allora diventiamo insofferenti nei confronti di dettagli irrilevanti, tutto ci dà fastidio, tendiamo a proiettare sull’altro la nostra insoddisfazione. È il momento in cui fare un esame di coscienza, invece di ergersi a giudici ipocriti. La consapevolezza dei propri limiti è il primo passo per diventare tolleranti, comprensivi, clementi: «Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Terzo esempio. Distinguere tra l’albero buono e quello cattivo: «Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto». Si tratta di valutare bene le conseguenze di ciò che ha origine nel cuore. Il bene scaturisce da un cuore buono, il male dal cuore cieco, sprezzante, impietoso.

Sono tre situazioni in cui siamo messi di fronte a noi stessi e agli altri. Da chi ci lasciamo guidare: da ciechi presuntuosi o dal Signore che ci fa suoi discepoli? Lo stesso vale per noi, nel momento in cui ci illudiamo di guidare gli altri, mentre non siamo consapevoli della nostra fragilità e, dunque, manchiamo di misericordia. Che cosa c’è nel nostro cuore, che ci spinge a pronunciare parole buone o cattive, a compiere gesti di bontà o di egoismo?

Sono le domande che Gesù ci rivolge, ed è quanto mai opportuno rispondervi proprio alla vigilia della Quaresima, tempo propizio per la conversione del cuore: dall’io cieco e giudicante al tu benevolo e misericordioso. Senza questo passaggio, frutto della grazia, che viene dall’ascolto dell’unico vero Maestro, non troveremo la strada impegnativa e luminosa della pace, di cui ciascuno di noi e l’umanità intera ha sempre più bisogno, soprattutto in quest’ora oscura che incombe sull’Europa.

don Maurizio

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