E’ dando, che si riceve

Le parole che oggi Gesù rivolge ai suoi discepoli sono dirompenti: «amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male». Viene spontaneo chiedersi: è mai possibile? Come si fa? Il tono appare imperativo, quasi un ordine indiscutibile. Eppure è quanto di più difficile, non solo da fare, ma anche da comprendere. C’è un istinto di difesa che ci soccorre di fronte a chi fa del male, una reazione spontanea, persino sana, che fa prendere distanza da chi offende e fa soffrire. Perché allora Gesù comanda di rovesciare quel legittimo sentimento umano di cui tutti facciamo esperienza?

Le parole di Gesù vanno ascoltate tutte, e quelle seguenti ci aiutano a capire: «come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro». A pensarci bene, chi fa del male non sempre ne ha piena coscienza e volontà. Qualche volta sarà capitato anche a noi di ferire e, una volta presa coscienza, avremmo desiderato essere perdonati, ma magari non abbiamo avuto la forza di chiedere scusa. Chi non ha qualcosa da farsi perdonare? Qui la parola di Gesù apre una strada: accogliere la debolezza di chi odia e maledice, senza scambiarla con la forza. Il male può essere sconfitto dal bene. Quando nel proprio cuore si fa spazio il risentimento e il rancore, il male raddoppia invece di sparire.

Siamo tutti capaci di scambiare bene con bene, di dare e di ricevere alla pari. Ciò che invece ci mette davanti il Signore è lo squilibrio: uno fa il male e l’altro risponde col bene; uno odia e l’altro ama; uno offende e l’altro perdona. C’è una ragione di fondo che spinge i cristiani su questo piano inclinato, ed è il modo di fare di Dio con noi e con tutti: «sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso».

Il terreno delle relazioni è scivoloso, asimmetrico, senza proporzioni né equivalenze. È più facile di quanto non sembri passare da vittime a carnefici: vi conduce la logica dell’occhio per occhio. Non si restituisce mai nella stessa misura, si rischia sempre l’eccesso. Ecco allora la logica rovesciata di Gesù: non condannare per non essere condannati, perdonare per essere perdonati. Chi dona amore ne riceverà sempre di più, magari non dalle stesse persone, ma da altre. Il circolo virtuoso del bene non si chiude tra l’io e il tu, ma va oltre. Secondo Gesù, questo è il modo per spezzare la spirale del male: far circolare il bene ovunque, a cominciare da dove manca.

Merita ricordare e ripetere spesso la Preghiera semplice di san Francesco d’Assisi:
«O Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace:
dove è odio, fa’ ch’io porti amore,
dove è offesa, ch’io porti il perdono,
dove è discordia, ch’io porti la fede,
dove è l’errore, ch’io porti la Verità,
dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.
Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.
O Maestro, fa’ che io non cerchi tanto:
ad essere compreso, quanto a comprendere.
ad essere amato, quanto ad amare.
Poiché:
se è dando, che si riceve:
perdonando, che si è perdonati;
morendo, che si risuscita a vita eterna. Amen».

don Maurizio

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