Oltre la legge

«Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie». Nasce da una provocazione, carica di ambiguità, l’interrogazione dei farisei. Vogliono sapere da quale parte sta questo scomodo Maestro autodidatta, che avvicina peccatori, malati, prostitute, poveri e disgraziati di ogni genere. Prendono la questione spinosa del divorzio – a certe condizioni concesso persino dalla legge di Mosè – vogliono sapere se lui permette o proibisce, esattamente come fanno loro. Sì, perché le norme servono a regolare la società, e secondo i suoi paladini è Dio stesso a darle, quindi chi si crede di essere questo Gesù che oltrepassa continuamente i confini del lecito. Abituati come sono a decidere sulla vita degli altri in nome di Dio, tendono un tranello al Rabbi galileo.

La risposta di Gesù è semplice. L’amore è il progetto originario: si lascia la casa dell’infanzia e della giovinezza e si forma una famiglia. Invece di pensare alla fine dell’amore, occorre volgersi al suo inizio. Il resto viene di conseguenza. Questo non significa dunque dare permessi o proibire, ma richiamare le esigenze dell’amore, che valgono per tutti. Sulla questione poi tornano anche i discepoli, e il Maestro non esita a rispondere in modo ancora più chiaro: ciò che vale per l’uomo vale anche per la donna. Si tratta di una precisazione importante, proprio in una cultura fondamentalmente maschilista, che escogitava vie legali per concedere di più all’uomo e meno alla donna, anche in tema di divorzio. Così Gesù riporta l’uomo e la donna a riscoprire la loro pari dignità e responsabilità nel costruire una relazione d’amore.

Purtroppo questo brano del vangelo è stato circoscritto entro una visione moralistica, mentre Gesù va oltre. Chi ama fa di tutto per essere fedele, poi però può capitare di non riuscirci, di non volerlo, d’indurire il cuore. E allora che si fa? Dio trova sempre il modo di riprenderci dopo ogni fallimento, perché non rinuncia al sogno di renderci felici. Affermare l’ideale non significa, per Gesù, negare il reale: se si cade ci si può rialzare. Ci sarà sempre una via per ritrovare l’amore, e non lontano dal Signore, che ci ama in qualunque situazione ci troviamo, anche in quelle di cui siamo responsabili o vittime.

La seconda questione che il brano di oggi ci presenta riguarda i bambini. Nelle società antiche – nel mondo giudaico come in quello greco-romano – i bambini non contano, vanno lasciati da parte. I discepoli risentono di questa mentalità, e Gesù sposta ancora più avanti lo sguardo, li abbraccia e indica in loro la forma del discepolo: «a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio». Il che vuol dire che tutti coloro che sono indifesi, emarginati, piccoli e senza diritti avranno la precedenza nel regno. La signoria di Dio non si rivela in chi domina, ma in chi accoglie; non appartiene ai potenti, ma agli umili.

don Maurizio

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