Nuovo calendario Messe

Per gentile ospitalità del Parroco del Carmine,
celebrerò la Santa Messa nella chiesa di San Sepolcro
nelle seguenti domeniche:

  • Domenica 14 marzo – non c’è la Messa delle ore 12
  • Domenica 21 marzo – ore 12
  • Domenica 28 marzo – ore 12      (pranzo con i poveri – ore 13)
  • Santa Pasqua – 4 aprile – ore 12
  • Domenica 11 aprile – ore 12
  • Domenica 18 aprile – ore 12
  • Domenica 25 aprile – ore 12       (pranzo con i poveri – ore 13)
  • Domenica 2 maggio – ore 12
  • Domenica 9 maggio – ore 12
  • Domenica 16 maggio – non c’è la messa delle ore 12
  • Domenica 23 maggio – ore 12
  • Domenica 30 maggio – ore 12    (pranzo con i poveri – ore 13)

* La Santa Messa delle 12 non è parrocchiale

Don Maurizio Gronchi

Lessico spirituale per Casa Ilaria

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Indignazione

«Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio» (Giovanni 2,13-15). Si può rimanere sorpresi dalla forte reazione di Gesù nei confronti dei venditori nel tempio, come pure trovarvi la spinta per sostenere con determinazione ciò in cui si crede. Al di là dello zelo che Gesù ha per la casa del Padre suo, l’episodio evangelico ci suggerisce di riflettere sul sentimento di sdegno che sorge in ciascuno di noi di fronte alle ingiustizie. L’indignazione nasce dal vivo risentimento per quel che offende il senso di umanità, di giustizia e la coscienza morale. Ci sono situazioni in cui nasce prepotente nell’animo un impeto che non sappiamo se è forte risentimento o addirittura rabbia. Forse vorremmo dominarlo, ma c’è un fuoco ardente difficile da spegnere. Allora come discernere? Che cosa fare?

Ci sono molti modi per reagire a ciò che contrasta con la legittima aspirazione al bene comune: alcuni si arrendono e subiscono, altri scelgono la forza, altri ancora preferiscono tentare la mediazione. Nei vari scenari del mondo esistono diverse forme di oppressione dei più deboli, come lo sfruttamento economico dei Paesi in via di sviluppo da parte dei più potenti. Tra questi, specialmente oggi, ci sono popoli che non vedranno una sola dose di vaccino. Per non parlare delle organizzazioni criminali e mafiose che sfruttano le situazioni di fragilità in cui versano intere nazioni.

Considerando queste situazioni, così si esprimeva papa Francesco: «ci dovrebbero indignare soprattutto le enormi disuguaglianze che esistono tra di noi, perché continuiamo a tollerare che alcuni si considerino più degni di altri. Non ci accorgiamo più che alcuni si trascinano in una miseria degradante, senza reali possibilità di miglioramento, mentre altri non sanno nemmeno che farsene di ciò che possiedono» (Laudato si’, 90).

L’indignazione è quell’impulso interiore che aspira a ristabilire la giustizia, ma riesce a non cedere a rabbia e violenza quando guarda oltre, e perciò sa trovare vie possibili di conciliazione, superando la logica del conflitto. Solo così possiamo passare dall’indignazione alla valorizzazione della dignità. A poco varrebbe, infatti, indignarsi senza impegnarci a costruire alternative dove venga rispettata la dignità di tutti. Merita dunque riflettere ancora sulle parole del papa nella sua ultima enciclica: «Vivere indifferenti davanti al dolore non è una scelta possibile; non possiamo lasciare che qualcuno rimanga “ai margini della vita”. Questo ci deve indignare, fino a farci scendere dalla nostra serenità per sconvolgerci con la sofferenza umana. Questo è dignità» (Fratelli tutti, 68).

don Maurizio

Via Crucis. Meditazioni

– Con 14 tele di autori contemporanei –

Le opere della Via Crucis qui riprodotte sono nella Cappella dei Santi Ippolito e Cassiano alla Badia di Carigi, a Casa Ilaria, Montefoscoli (Palaia – Pisa). Casa Ilaria è il sogno di un luogo speciale dove ognuno può sentirsi a casa. Si propone di promuovere il benessere e la qualità della vita di tutte le persone, in particolare di quelle con svantaggi fisici, handicap, povertà ed emarginazione sociale. Tutta l’attività di Casa Ilaria, la sua ispirazione e il suo senso sono guidati e animati da una forte dimensione spirituale. Il luogo stesso, antichissimo sito monastico, la sua tradizione e il collegamento con diversi ordini religiosi, la presenza di una chiesa e il clima di serenità e accoglienza lo rendono particolarmente favorevole alla realizzazione di percorsi spirituali, ritiri personali o di piccoli gruppi, iniziative a carattere formativo-religioso, esercizi, momenti e itinerari di preghiera.

Lessico spirituale per Casa Ilaria

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Cambiamento

«Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime» (Marco 9,2-3). Trasfigurazione traduce il termine greco “metamorfosi” che qui indica il cambiamento nell’aspetto, la modifica della forma. Cambiare e al tempo stesso rimanere se stessi è la sfida dell’esistenza umana, dal fiore dell’infanzia alla maturità della vecchiaia. Tutto di noi è già nell’embrione, eppure diventeremo anche altro, e dipenderà da molti fattori. Difficile sapere quale percentuale ha la componente dell’esperienza rispetto a quella biologica. Potremmo anche essere contemporaneamente prigionieri liberi: da una parte condizionati, dall’altra capaci di autodeterminarci. Sicuramente sono le relazioni a plasmarci, a cominciare da quelle più antiche, genitoriali, principalmente materne.

Esistono però anche mutamenti involontari, totalmente indipendenti da noi. Può darsi che non siamo responsabili delle situazioni in cui ci troviamo, ma potremmo diventarlo se non faremo nulla per cambiarle. I cambiamenti di solito fanno paura: quella che per il bruco è una tragedia, per la farfalla è l’inizio del mondo. Qualcuno ritiene che rimanere sempre delle stesse convinzioni sia coerenza, qualcun altro invece pensa che sia meglio adattarsi. Si potrebbe anche concludere che sia solo questione di carattere: il pauroso è prudente, il coraggioso azzarda. Con questa alternativa però si esclude l’irrinunciabile necessità di essere flessibili, che bene o male vale per tutti.

Per trovare una via, così pregava san Tommaso Moro: «Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto la saggezza di saperle distinguere». Forse il problema non sta in ciò che accade mio malgrado, ma quel che ci faccio con ciò che accade. Qual è allora il criterio per scegliere tra immobilismo e cambiamento? Chi ha degli obiettivi fa di tutto, con la speranza di raggiungerli. Allo stesso tempo, però, intervengono elementi di disturbo, ostacoli che si frappongono, allora è il momento di discernere. Da ciò che siamo disposti a cambiare, senza rinunciare alla speranza, dipende il futuro. In altre parole, si tratta di decidere tra “Resistenza e resa” – come recita il titolo di uno libro di Dietrich Bonhoeffer, teologo protestante tedesco, protagonista della resistenza al Nazismo, morto nel Campo di concentramento di Flossenbürg – il quale scriveva: «L’essenza dell’ottimismo non è soltanto guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, il futuro lo rivendica a sé. […] Può darsi che domani spunti l’alba dell’ultimo giorno: allora, non prima, noi interromperemo volentieri il lavoro per un futuro migliore».

don Maurizio

Lessico spirituale per Casa Ilaria

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Deserto

«Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana» (Marco 1,12). Il termine deserto è il sostantivo che indica un luogo arido, ma in origine è un aggettivo che significa “abbandonato” (participio passato di deserĕre, abbandonare). È un luogo senza vita, abitato solo dal vento, rovente di giorno e gelido di notte, lasciato a se stesso, pericoloso da attraversare. Chi ci va deve avere proprio un buon motivo, forse quello di scavarvi pozzi in cerca di petrolio, altrimenti il rischio è sicuro. Ma il nostro pensiero lo avverte anche come luogo incerto dell’anima: quando ti senti desolato, smarrito, senza riferimenti. Il deserto entra dentro quando sono assenti gli altri, se vengono a mancare o perché ti abbandonano. Senso di vuoto e aridità spaventano, per questo è difficile scegliere di avventurarvisi.

Anche Gesù vi è spinto dallo Spirito, a lui tocca solo il coraggio e la forza di restarci. Nel deserto si recano profeti ed eremiti, viandanti ed esuli lo percorrono, profughi e fuggiaschi tentano di attraversarlo. I leader delle grandi religioni vi hanno cercato i valori spirituali e terapeutici del ritiro, non per fuggire ma per trovare pace. Perché, come dice un proverbio Tuareg: «Dio ha creato le terre con i laghi e i fiumi perché l’uomo possa viverci. E il deserto affinché possa ritrovare la sua anima». Il deserto può diventare una strada per chi ha una meta, altrimenti è l’oblìo, dove ogni cosa scompare. Ma davvero si può risalire alle sorgenti della vita vagando tra dune sabbiose plasmate solo dal vento?

Nel suo primo messaggio alla città e al mondo, per la Pasqua del 2013, papa Francesco diceva: «Quanti deserti, anche oggi, l’essere umano deve attraversare! Soprattutto il deserto che c’è dentro di lui, quando manca l’amore». Oggi, anche noi siamo coinvolti in processi di desertificazione: quando non amiamo o non siamo amati, e perdiamo la fiducia di uscirne vivi. Ma nel deserto l’unica cosa da fare per sopravvivere è muoversi, camminare, non restare fermi. Solo così, anche nell’ora più buia, col cuore inaridito e la mente vuota, può germogliare la speranza, con la sorpresa di un dono inatteso.

Anna Frank scriveva nel suo Diario: «È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità».

don Maurizio