Nelle ultime domeniche dell’anno liturgico, le parole di Gesù si volgono al futuro ultimo della storia, con toni a prima vista minacciosi. In realtà, la storia è sempre stata disseminata di terremoti, carestie, pestilenze e fatti terrificanti, al punto da far temere la sua fine. Eppure lo sguardo di Gesù è colmo di speranza, e ci infonde fiducia: «Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto». Ai suoi amici, il Signore promette salvezza, proprio dentro il mare turbolento della storia: ci chiede solo la pazienza e la perseveranza, senza lasciarci scoraggiare da tutto ciò che di triste accade intorno e persino dentro di noi.
La tentazione di cercare scorciatoie, ripari, soluzioni abbreviate è propriamente umana. In mezzo alle difficoltà, cerchiamo giustamente una via d’uscita, magari riponendo fiducia in chi fa promesse a buon mercato. Invece, Gesù ci invita alla cautela e alla prudenza: «Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro!». Ciò significa diffidare di improbabili salvatori umani che offrono illusioni: chi ci salva è Gesù, il Signore che sale sulla croce, scende nell’abisso della morte e risorge. In tal modo, egli è vicino a tutti i sofferenti, e soprattutto agli scartati e agli emarginati che non hanno protezione.
Oggi, i poveri celebrano il loro Giubileo, nella IX Giornata mondiale dei poveri, in occasione della quale papa Leone ha inviato un messaggio che fa riflettere, e soprattutto ci invita ad impegnarci per la giustizia e la carità.
«Il povero può diventare testimone di una speranza forte e affidabile, proprio perché professata in una condizione di vita precaria, fatta di privazioni, fragilità ed emarginazione. Egli non conta sulle sicurezze del potere e dell’avere; al contrario, le subisce e spesso ne è vittima. La sua speranza può riposare solo altrove. Riconoscendo che Dio è la nostra prima e unica speranza, anche noi compiamo il passaggio tra le speranze effimere e la speranza duratura. […]
I poveri non sono oggetti della nostra pastorale, ma soggetti creativi che provocano a trovare sempre nuove forme per vivere oggi il Vangelo. […] Aiutare il povero è infatti questione di giustizia, prima che di carità. Come osserva Sant’Agostino: “Tu dai del pane a chi ha fame, ma sarebbe meglio che nessuno avesse fame, anche se in tal modo non si avrebbe nessuno cui dare. Tu offri dei vestiti a chi è nudo, ma quanto sarebbe meglio se tutti avessero i vestiti e non ci fosse questa indigenza”».
Anche i piccoli segni che qui in San Sepolcro ci sforziamo di offrire ai nostri amici poveri – il pasto mensile insieme in chiesa, i vestiti, una piccola offerta settimanale – diventino per tutti noi un’occasione di incontro con i volti, le storie e la vita delle persone, per imparare a non giudicare, e ad accogliere con semplice amore evangelico i nostri fratelli e sorelle nei quali Gesù si rende presente.
Don Maurizio
