La serie di insegnamenti che Gesù impartisce oggi agli apostoli ha un centro di gravità intorno al quale tutti ruotano: accogliere. Ciò vale anzitutto per gli affetti familiari: padre e madre, figli e figlie sono doni da accogliere, non proprietà da controllare. Quante volte capita anche a noi di dimenticare che tutto ciò che ci è caro è un regalo. Invece spesso succede di non vivere con gratitudine e libertà i rapporti affettivi, scambiando la cura con il possesso, la protezione con il soffocamento.
Poi c’è la croce che ognuno si ritrova sulle spalle. Anziché un peso insostenibile, le difficoltà che incontriamo possono diventare, con la grazia di Dio, atti d’amore. A noi però viene più facile lamentarci continuamente, pensando che solo a noi toccano le cose più pesanti e difficili. E così dimentichiamo che il Signore si prende cura di noi, non ci lascia soli nella prova, non ci abbandonerà mai.
La propria vita è dono ricevuto da spendere per coloro ai quali vogliamo bene, anzi, per tutti. Chi accoglie la propria vita così, farà meno fatica ad accogliere gli altri; chi pensa di essere autore della propria fortuna, forse penserà che ognuno deve cavarsela da sé.
Questa è la prima parte del discorso. Poi Gesù passa ad alcuni esempi concreti di accoglienza. Prima il discepolo che si presenta davanti agli altri nel nome del Signore: chi lo accoglie, riceve la visita di Gesù stesso. Come il profeta Eliseo – ce lo ha ricordato la prima lettura – venne accolto da due anziani senza figli, e portò loro la benedizione di Dio, così avverrà per coloro che fanno spazio a chi ci parla di Gesù: ne verrà di sicuro una benedizione.
Gesù conclude con l’invito al gesto più semplice – quanto mai essenziale nei giorni di calura come questi –: dare un bicchiere di acqua fresca ai piccoli, a coloro che non contano, che sono assetati d’amore e bisognosi di cura.
Se ci riconosciamo come figli accolti e amati, impareremo ad accogliere e amare, come ha fatto Gesù, e come ci ha insegnato. La vita cristiana non è una cosa impossibile: basta l’umiltà che sposta il centro da se stessi a Gesù, da se stessi agli altri. La vita si trova spendendola, l’amore si riceve donandolo.
Proviamo a semplificare la vita invece di complicarla. Gli insegnamenti del Signore sono chiari e facili da capire. La difficoltà sorge soltanto quando crediamo che tutto dipenda dalla nostra volontà, e sappiamo bene che è fragile. Perciò abbiamo bisogno della grazia. Non abbiamo voglia di spenderci. È più facile fare troppi ragionamenti, e poi finiamo per pensare solo a noi stessi. Le parole del vangelo di oggi ci confortano: tutti abbiamo bisogno di accogliere ed essere accolti. Questa è opera della grazia.
Don Maurizio
