Rimetti a noi i nostri debiti, concedici la tua pace

Oggi ha inizio l’anno civile, nel nome di Maria santissima Madre di Dio e di Gesù suo Figlio. Come lei, siamo invitati a conservare le parole che abbiamo ascoltato in questo tempo di grazia, ma soprattutto ad accogliere il Verbo fatto bambino. Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi, lo abbiamo visto in faccia; la prima è stata Maria, sua madre. Questa sconvolgente novità ha fatto risplendere una luce eterna sull’intera umanità. Dio non è più frutto della nostra immaginazione, il suo volto sorprende ogni umano desiderio di divina invisibilità. Non abbiamo più bisogno di andarlo a cercare in cielo; è venuto lui a trovarci sulla terra, come abbiamo cantato nel tempo di Natale: «Piovano il Giusto le nubi: si apra la terra e germogli il Salvatore».

I pastori se ne andarono lodando Dio «per tutte le cose che avevano udito e visto». Sono loro i primi annunciatori della pace che viene dal cielo, donata a l’umanità che Dio ama: hanno visto il Bambino e lo raccontano. Anche noi, dunque, siamo chiamati a fare lo stesso: ad annunciare la pace, a diventare operatori di pace, nel nome del Signore.

Il messaggio di papa Francesco, per la 58esima giornata mondiale della pace, ha un tema collegato esplicitamente all’anno giubilare appena inaugurato: Rimetti a noi i nostri debiti, concedici la tua pace. Le parole del papa – fin troppo isolate – sono un appello concreto ai potenti della terra, su almeno tre cose urgenti e inderogabili, che non dobbiamo lasciar cadere, e per le quali siamo tutti impegnati a pregare e a collaborare.

1. «Riconoscendo il debito ecologico, i Paesi più benestanti si sentano chiamati a far di tutto per condonare i debiti di quei Paesi che non sono nella condizione di ripagare quanto devono […].

2. Inoltre, chiedo un impegno fermo a promuovere il rispetto della dignità della vita umana, dal concepimento alla morte naturale, perché ogni persona possa amare la propria vita e guardare con speranza al futuro, desiderando lo sviluppo e la felicità per sé e per i propri figli […].

3. Oso anche rilanciare un altro appello […], per le giovani generazioni, in questo tempo segnato dalle guerre: utilizziamo almeno una percentuale fissa del denaro impiegato negli armamenti per la costituzione di un Fondo mondiale che elimini definitivamente la fame e faciliti nei Paesi più poveri attività educative e volte a promuovere lo sviluppo sostenibile, contrastando il cambiamento climatico. Dovremmo cercare di eliminare ogni pretesto che possa spingere i giovani a immaginare il proprio futuro senza speranza, oppure come attesa di vendicare il sangue dei propri cari. Il futuro è un dono per andare oltre gli errori del passato, per costruire nuovi cammini di pace».

Don Maurizio

Santa Maria Madre di Dio – Vangelo e omelia (1 gennaio 2025)