Incominciò a inviarli due a due

Con il brano del vangelo di oggi, vediamo Gesù imprimere una svolta al proprio ministero tra la gente: invia i Dodici, quelli che ha chiamato per stare con Lui, e li manda ad annunciare il suo Vangelo per i villaggi della Palestina. Dovranno portare Lui, la sua parola, non loro stessi. Per cominciare questa nuova avventura, il Maestro dà loro alcune preziose indicazioni, che valgono anche per la Chiesa di ogni tempo, quindi anche oggi, per ciascuno di noi.

Primo: non devono andare da soli, ma in due. Questo è sigillo della comunità: non si è discepoli del Signore a titolo privato; il segno della sua presenza è la relazione tra i credenti; da come saranno capaci di mostrare intesa, comunione e armonia dipenderà l’efficacia della testimonianza. È un’indicazione importante anche per noi, abituati come siamo all’individualismo, alla pratica religiosa limitata a gesti formali e solitari, anche quando partecipiamo a celebrazioni comunitarie.

Secondo: debbono portare con sé solo l’essenziale – un vestito, un paio di sandali, un bastone –, e possiamo immaginare il disagio nel bussare alle porta di casa, dopo un lungo viaggio, assetati, polverosi, senza ricambio. È lo stile di chi si presenta come un indigente, bisognoso di accoglienza, che mentre dona una buona notizia, ha pure necessità di ricevere. Per rendere credibile il messaggio di Gesù non sono necessarie sovrastrutture materiali, ideologiche, persuasive. “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, e ciò che si dona vale di per sé, non per l’abilità di chi pretende di convincere.

La terza indicazione, infatti, consiste  proprio nella libertà che riguarda sia il discepolo missionario sia il destinatario: “Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi”. Non è lo sdegno rabbioso dell’incompreso, ma la naturale reazione di chi ha chiesto permesso e ha trovato la porta chiusa: pazienza, si va avanti, si va oltre, nessun problema.

Bene, queste sono le indicazioni, ma quale effetto avrà questo primo tentativo di vedere come funziona la Chiesa di Gesù, mandata per i villaggi della Palestina, nella sua forma embrionale? Anzitutto, non si parla di nuovi seguaci, di gente che si aggrega. C’è però una cosa importante, con la quale si apre e si chiude il brano: Gesù “dava loro potere sugli spiriti impuri”; “scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano”. L’efficacia della missione dei Dodici sta nella potenza di Gesù che li accompagna: il male non ha posto, se ne deve andare.

Coloro che soffrono, nello spirito e nel corpo, all’incontro con i discepoli del Signore, hanno il diritto di trovare speranza, liberazione, sollievo. Serve solo un po’ di fede e un po’ di amore: la missione dei credenti dipende da Gesù, al quale credere e nel cui nome servire.

Don Maurizio

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