Gli abitanti di Nazaret, compaesani di Gesù, mentre lo ascoltano insegnare nella loro sinagoga, restano impressionati, ma in senso negativo. Si chiedono, infatti, dove ha imparato tutto questo. L’hanno visto crescere in paese, senza particolare istruzione; faceva l’artigiano, come suo padre Giuseppe, il falegname; sanno chi è sua madre, i suoi parenti più stretti, tutta gente normale. Insomma, niente di straordinario nella vita di questo giovane, che adesso fa da maestro, senza pedigree.
La normalità di Gesù, invece di essere motivo di orgoglio, è occasione d’inciampo, di scandalo. Questa circostanza dà modo a Gesù di riferirsi alla condizione del profeta: uno che non trova accoglienza proprio a casa sua; anzi, proprio qui incontra meraviglia negativa e persino disprezzo.
Purtroppo, il Vangelo di Gesù continua anche oggi a fare questo effetto, per molta gente, che preferisce andare in cerca di segni straordinari, cadendo preda dell’inganno e dalla manipolazione di falsi profeti. Proliferano, infatti, sedicenti eletti, ammantati di pretese messianiche, che annunciano visioni, messaggi divini, insieme a catastrofi e disastri imminenti.
Sembra che al divino debba sempre associarsi qualche fenomeno sconvolgente, che irrompe nel quotidiano tramite questi falsi mediatori. A questa duplice tendenza dell’animo umano – di credersi eletti dall’alto, da un parte, e di andare in cerca di illusioni, dall’altra – Gesù risponde con la sua esistenza semplice, ordinaria, fatta di cura dei più fragili, di misericordia verso i peccatori, e di amore per tutti.
I segni che talvolta Gesù compie sono solo annuncio dell’unico segno pienamente salvifico, che sarà la sua morte e risurrezione: tutto il resto è secondario, marginale, facoltativo. Ciò che conta, per il cristiano normale, è credere in Gesù Signore e amare tutti, senza riserve. Questo è il fatto straordinario cui siamo chiamati a dare fiducia.
Alcuni vanno a cercare Dio nei segni del sole, delle stelle, delle nubi in cielo; altri si affidano a veggenti latori di messaggi persino mariani, carichi di minacce apocalittiche; altri ancora danno credito a presunti custodi di tradizioni immutabili, profeti di una Chiesa di puri.
Bene, tutti costoro dimenticano che per Gesù, il buon grano cresce insieme alla zizzania, anche nel campo misto che è la Chiesa. Dimenticano che il vero profeta non si mette in evidenza, non cerca protagonismo, né aspira a diventare martire. Solo un testimone dell’amore è credibile, perché disposto a farsi da parte – come Giovanni Battista –, per aprire la strada all’unico Signore, da seguire sull’incerto sentiero della fede, nel chiaroscuro del quotidiano, dove solo la carità ha il potere di illuminare anche le notti più oscure dell’umano in cui Dio è venuto ad abitare.
Don Maurizio
