«Della casa del Padre mio, non fate un mercato»

Il gesto forte di Gesù nel tempio – raccontato da tutti gli evangelisti – deve aver fatto molta impressione ai presenti, al punto che diventerà un decisivo capo di accusa per la sua condanna a morte. Eppure egli aveva sempre rispettato quel luogo sacro: frequentandolo per le feste, conversando tra le sue colonne con i dottori della legge, pagando la tassa. Ad un certo punto, però, viene l’ora di mostrare a tutti una verità inaudita: la casa in cui abita il Signore è lui stesso, il suo corpo. Potranno distruggerlo, ma risorgerà.

Anzi, il suo gesto simbolico va anche oltre: è il corpo di ognuno, la persona umana, di cui non si può fare mercato. Se prendiamo sul serio l’affermazione di Gesù – «Della casa del Padre mio, non fate un mercato!» – l’orizzonte si allarga ancor più: c’è la casa comune del creato, che stiamo rendendo inabitabile, con ogni sorta di sfruttamento selvaggio. Per non parlare della casa che è la famiglia umana, ormai resa un cumulo di macerie, nei territori ove le uniche voci che si alzano sono le bombe e il grido soffocato degli innocenti massacrati.

Il gesto di Gesù vuole scuotere, desidera farci sentire il lamento di Dio in mezzo a questa umanità che fa del denaro il suo idolo, al quale sacrificare i sempre più deboli. Non è il tempio di pietra che ospita Dio, ma il cuore umano, che lo supplica di vivere in pace, in armonia, nell’amore fraterno.

Il popolo d’Israele del tempo di Gesù credeva di essere gradito a Dio con i sacrifici di pecore, buoi e colombi; aveva imparato così dalla legge di Mosè. Rovesciando i tavoli dei cambiavalute, Gesù intende ribaltare un intero sistema di convinzioni: il luogo in cui adorare Dio è la sua persona di Figlio offerto, donato, immolato per la salvezza di tutti.

Non c’è bisogno di farsi grandi davanti al Signore e agli altri, con l’esibizione di se stessi, delle proprie opere, che poi sempre buone non sono. Il più grande tra voi, sarà il servo di tutti – ha insegnato Gesù ai suoi amici. Facciamo tutti fatica ad accogliere questo invito, perché ci chiede umiltà, generosità, distacco dai propri interessi.

Il Signore conosce l’intenzione vera dei nostri cuori, e questo dà fiducia e speranza a tutti coloro che non si sentono compresi dagli altri. Tuttavia, il gesto di Gesù smaschera l’ambiguità, e al tempo stesso provoca conversione, cambio di direzione, decisione leale a mettersi a servizio dei più fragili, ovvero di tutti coloro che sono in cerca di casa e di affetti sinceri. C’è una casa da costruire insieme, non dove mercanteggiare oggetti e persone; c’è una casa da rendere ospitale, dove non scartare e mettere da parte. Questo è il tempio gradito a Dio: il corpo di Gesù, la sua Chiesa, la nostra umanità, il creato che ci ospita, dove diventare figli, fratelli e sorelle disposti solo ad amare, senza alcun tornaconto personale.

Don Maurizio

Rispondi

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *