Il potere di Gesù

La convinzione che Gesù, in quanto Dio, abbia il potere di fare qualunque cosa appare come la logica conseguenza della professione di fede in Dio Padre onnipotente. Per tale ragione, la supplica rivolta a Gesù dal lebbroso e da altri infermi nei vangeli – «Se vuoi, puoi guarirmi!» – diviene spesso anche la nostra, specialmente quando ci troviamo in situazioni di prova e di grande sofferenza. Tuttavia, accade quasi sempre di non avere il riscontro desiderato, di non ricevere risposta a questa attesa almeno nei termini sperati.

Ora, pur senza dubitare dell’amore che il Signore ha per ogni sua creatura, e della provvidenza misteriosa con la quale si prende cura di noi, è lecito chiedersi di che potere dispone Gesù, soprattutto quando non sembra impiegarlo a nostro favore. Anche perché il problema sorge non solo per i credenti successivi ai contemporanei di Gesù, ma è già presente nei vangeli. Anzi, è una delle ultime provocazioni che i capi religiosi d’Israele rivolgono al crocifisso, apertamente e con scherno: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». Colui che scaccia i demoni con il dito di Dio, che è passato sanando e beneficando tutti, perché rinuncia a salvare se stesso e il malfattore sfidante? La meraviglia è legittima: visto che ha il potere di vincere ogni tipo di male, perché adesso non lo usa anche per sé e per altri?

Nei vangeli, Gesù si mostra forte e debole al tempo stesso: tanto forte da essere la risurrezione e la vita, così fragile da cadere in terra come un chicco di grano che muore. Egli è il pastore grande delle pecore e l’agnello che fu immolato; è il buon pastore che offre la vita per le pecore e il pastore percosso le cui pecore saranno disperse. La potenza di Gesù è così intimamente legata alla sua vulnerabilità, all’essersi lasciato ferire per amore fino a morire. Questa è la forza di Dio, che gli uomini credono debolezza.

Dalle testimonianze bibliche emerge dunque il profilo di un Dio-Figlio la cui onnipotenza è l’amore: che assume la vulnerabilità degli uomini per trascinare con sé i più deboli lungo il sentiero della croce. Senza l’illusione di evitare le prove, il Maestro e Signore si fa servo perché i discepoli imparino ad amare come Lui li ha amati. Ciò significa che quando cerchiamo un Dio risolutore dei problemi, altro non troveremo che la compagnia del Signore Gesù, che rovescia i potenti dai troni salendo sulla croce e innalza gli umili scendendo nell’abisso della morte. E che, una volta risuscitato dai morti, sceglierà di mostrarsi nel chiaroscuro della fede soltanto ai discepoli, «preferendo insegnare l’umiltà agli amici che rinfacciare la verità ai nemici» (S. Agostino).

don Maurizio

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