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Fantasmi

«Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho» (Luca 24,39). Il Crocifisso-Risorto cerca di rassicurare i discepoli desolati e sconvolti, che lo scambiano per uno spettro. In effetti, l’apparizione confonde il reale con l’illusorio: non è facile distinguere se ciò che si vede è frutto dell’immaginazione o esiste davvero. In ogni caso colpisce: la percezione soggettiva è qualcosa di reale. Ma come riconoscere se ciò che vedo è prodotto della mia fantasia o meno?

Secondo Aldo Carotenuto, abbiamo a che fare continuamente con fantasmi: «Incontrare il fantasma è fare i conti con l’ambiguità di ciò che è possibile definire “concepibile”: ciò che non è ma potrebbe anche esistere. O meglio ciò che costituisce quella zona d’ombra in cui sconfina – o da cui emerge – la qualità diurna, solare, cosciente del nostro comportamento» (Il fascino discreto dell’orrore, 1997).

Ci sono fantasmi che popolano la mente, turbano i sogni, alimentano le paure, ma anche quelli che invadono la vita reale, sconvolgono il quotidiano, appaiono per strada. Sono i poveri: che vorremmo invisibili, preferiremmo non esistessero, da cacciare come apparizioni inquietanti, perché minacciano la nostra tranquillità, tormentano il nostro quieto disinteresse, non ci lasciano in pace. Sono ossa rivestite di carne ferita che in silenzio attendono sguardo benevolo, delicato rispetto, cura amorosa.

Non vedere gli spettri umani sarebbe meglio, perché smascherano la nostra paura di rimanere soli, come loro. Forse i fantasmi che cerchiamo di fuggire abitano dentro di noi, non tanto come prodotto della mente, ma piuttosto come riflesso di chi incontriamo, e ci supplica di non evitare il sussulto del cuore, il dono di un sorriso, la mano tesa. Distogliersi dal proprio io potrebbe essere una buona via d’uscita per destarsi dall’incubo del compiacimento o della commiserazione – gli ingombranti abiti degli spettri.  I versi di Emily Dickinson fanno pensare:

«Non c’è bisogno di essere una stanza,
non c’è bisogno di essere una casa,
per sentirsi infestati dai fantasmi.
La mente ha corridoi più vasti di uno spazio materiale.
È assai più sicuro un incontro a mezzanotte
con un fantasma esterno,
piuttosto che affrontare dentro di sé
quella presenza ben più raggelante.
È assai più sicuro galoppare
tra le minacciose pietre tombali di una abbazia,
piuttosto che incontrare inermi,
in solitudine, il proprio io».

don Maurizio

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