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Indizi

«Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte» (Giovanni 20,6-7). Sono dettagli osservati da Pietro e dall’altro discepolo che si precipitano alla tomba vuota di Gesù. L’evangelista scrive che bastò la sola vista di questi particolari per credere. Troppo ordine per essere di fronte al trafugamento di un cadavere, questa è la conclusione che s’intuisce. Quindi sono sufficienti degli indizi, in mancanza di prove? Questo è il punto sul quale vogliamo brevemente riflettere, anche perché molte esperienze umane ci fanno concludere che le certezze su cui basiamo i nostri giudizi, in realtà, sono più fragili di quanto pensiamo: dipendono più da indizi che da prove.

L’indizio è un segno che con la sua presenza può indicare l’esistenza di un’altra cosa, non è inequivocabile, ci si può sbagliare, ma trascurarlo è peggio. La differenza tra un indizio e una prova sembra sottile: se vedo del fumo forse ci sarà del fuoco, anche se non so bene dove; se vedo della cenere, di sicuro c’è stato il fuoco. Ciò che distingue l’indizio è il dubbio, la sospensione del giudizio, in attesa di qualcosa in più che convinca; dunque è un appello, chiede di non fermarsi, di proseguire la ricerca. Invece, non di rado capita di cercare indizi che confermino l’impressione iniziale, per poi scartare tutti quelli che la contraddicono, con l’infelice esito di avanzare sospetti senza prove, e magari di emettere ingiuste condanne.

Eppure ci sono verità in cui crediamo senza bisogno che siano dimostrate: ci affidiamo, rischiamo, siamo anche disposti a sbagliarci, perché vale ciò che si vede più di quel che esiste realmente, e guai a chi dice che si tratta d’illusioni. L’amore e l’arte, ad esempio, funzionano così, e non sono meno reali della matematica o della scienza. Muovono il mondo delle relazioni più gli indizi delle prove: se mancano le evidenze siamo costretti ad esporci, oppure restiamo immobili. Esistono l’intuizione, la percezione, il fiuto: da queste viene la creatività, è il segno che in qualche misura siamo liberi, non costretti da previsioni, deduzioni, calcoli. Se si rimanda, la paura non viene meno; il coraggio cresce quando si agisce.

A volte, per chi è attento gli indizi, anche un povero grembiule abbandonato risorge a nuova vita – come scriveva Alda Merini:

«Mia madre invece aveva un vecchio grembiule
per la festa e il lavoro,
a lui si consolava vivendo.
In quel grembiule noi trovammo ristoro
fu dato agli straccivendoli
dopo la morte, ma un barbone
riconoscendone la maternità
ne fece un molle cuscino
per le sue esequie vive».

don Maurizio

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