E fu trasformato nell’aspetto davanti a loro

La quaresima è il tempo propizio per chi si mette in cammino, e si dispone ad andare avanti, proteso verso il grande passaggio pasquale. Ci avviciniamo gradualmente, con il lento passo del cuore, al Signore della vita, vincitore delle paure e di ogni male, attraverso insidie e piccoli successi. Domenica scorsa eravamo con Gesù nel deserto della solitudine e della prova; oggi saliamo sul monte della luce abbagliante. Ci lasciamo volentieri alle spalle l’inverno, gustiamo il primo tepore primaverile: le giornate si allungano e viene voglia di uscire, anzitutto da noi stessi, incontro al fiorire della speranza.

Gesù porta con sé tre discepoli, offre loro un segno consolante, prima della sua passione. Verranno i giorni in cui essi cercheranno di sottrarsi, dormendo, fuggendo, impauriti e smarriti. Adesso però c’è bisogno di luce, d’incanto, di stare insieme per godere anche della compagnia di Mosè e di Elia, testimoni di una storia complessa e faticosa, eppure aperta ad un compimento inatteso. In questa scena risuona la voce di Dio: «È questo il mio Figlio, l’amato, in lui ho riposto il mio amore, ascoltatelo!». È il Padre che ci supplica di guardare a Gesù, di tenere gli occhi fissi su di lui: la fede è sempre fatta di soste, ha bisogno di oasi ove risposare mente e cuore, per alimentare l’intima certezza di essere amati, di non restare soli.

Saremmo illusi a pensare che tutto scorra liscio per chi crede. La consolazione è sempre un dono ricevuto sotto una nube luminosa che ci copre con la sua ombra. Sul monte, il Maestro si trasforma, cambia aspetto davanti ai discepoli; lo vedono in una luce nuova, non meno sconvolgente del buio che li invaderà nel momento dell’assenza.

Tutto questo ci parla oggi, in un tempo di grande prova per l’umanità, minacciata da folli potenti, decisi senza pietà a ridisegnare il mondo, come se ne fossero gli ultimi padroni. Cosa possiamo pensare, da cristiani, da uomini e donne di pace, che hanno imparato a disarmare la mente e le braccia, come ha fatto Gesù?

Anzitutto, non possiamo dimenticare che sono sempre i più deboli – gli anziani, le donne, i bambini – a soccombere sotto la furia cieca dell’odio. Questa è la passione di Gesù che continua nelle membra ferite dei suoi fratelli e sorelle, in ogni parte della terra. È vero, possiamo fare poco con la preghiera, ma è quel poco che basta a sollevare lo sguardo, per fissare gli occhi in quelli del Signore, tristi eppure illuminati da un amore che non si arrende mai, neppure di fronte alla più inaudita violenza.

Non andiamo a cercare ragioni per giustificare chi odia, uccide e distrugge. Il Vangelo di Gesù è il solo che si spinge a lottare per la giustizia senza usare le armi, a sperare quando ogni speranza sembra svanire, ad amare senza riserve anche il peggiore nemico. Questo è il senso della Pasqua che ci viene incontro.

Don Maurizio

II Domenica di Quaresima – Vangelo e omelia (1 marzo)