Il deserto, il tempio, il monte

Tre luoghi fanno da cornice all’esperienza delle tentazioni, alle quali Gesù non si sottrae: il deserto, il tempio, il monte. Nella desolazione, quando la sabbia, la calura e il silenzio avvolgono Gesù, dove sopravvivere è tutto, ecco insinuarsi la voce del falso amico: hai fame? Puoi trasformare le pietre in pane, ne hai diritto, hai già fatto abbastanza, è l’ora di pensare a te, lascia perdere il Padre. La vista è annebbiata, lo stomaco reclama, ma una voce più potente parla al cuore: è la parola che esce dalla bocca di Dio. Tra le due voci, Gesù sceglie quella di chi lo ama, non un’altra.

La prima tentazione ci riguarda: quando dobbiamo scegliere tra l’io e il noi, tra un io che si isola e il noi dell’abbraccio, della fiducia, dell’amore. La prova che Gesù sostiene è la nostra, di fronte ad un Dio che sembra abbandonare, mentre sta solo chiedendo di essere ascoltato e creduto. Gesù sceglie di restare nella fame per non tradire la sua identità di Figlio, insegnandoci che esiste una sazietà del cuore che nasce solo dall’abbandono fiducioso nelle mani del Padre.

Dall’aridità del deserto, la scena si sposta sul punto più alto del tempio, il luogo caro alla religione d’Israele, dove si dovrebbe incontrare il Signore. Invece, diventa luogo di prova, ed è solo l’inizio. La sfida è sottile: tu sei più in alto di Dio, passa sopra di lui, dimostra a tutti chi sei, se lui è tuo Padre non ti lascerà cadere a terra senza salvarti. Gesù preferisce le strade polverose della Palestina, dove camminare sotto il peso di essere e restare umano, dove chinarsi su poveri e ammalati. Non ha bisogno di dare spettacolo, per questo ci sono già altri, i professionisti della religione magica, del Dio dei fenomeni. Questo non è il Padre suo, non c’è bisogno di tentarlo.

Infine, la vetta del monte altissimo. Il tentatore gli mostra tutti i regni del mondo e la loro gloria. È la tentazione del dominio, della scorciatoia politica, dell’idolatria del successo. È l’offerta di un potere senza croce, di una gloria senza verità e senza amore. La gente ha bisogno di credere nella potenza, tu non puoi pretendere fiducia rimanendo umile e nascosto, chi si potrà fidare di te? La risposta di Gesù è un grido che squarcia l’illusione: «Va’ via, Satana!». La libertà non passa dal potere, ma dal servizio.

Quando il rumore della lotta svanisce e il tentatore si dilegua nel buio, il deserto cambia volto: «ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano». Questa è la grande promessa del Vangelo: quando rinunciamo alla pretesa di salvarci da soli, quando ci fidiamo della parola che esce dalla bocca del Signore, quando rifiutiamo la vertigine dell’orgoglio per la stabilità dell’umiltà, allora il cielo si apre. Infine, dalle tentazioni di Gesù riceviamo indicazioni precise per una vera conversione: tocca a noi trasformare le pietre dell’odio in pane per i pellegrini, la presunzione di essere migliori nel servizio generoso verso i più deboli, il desiderio di avere tutto sotto controllo nella capacità di collaborare.

Don Maurizio