«Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce». Con questa espressione, tratta dal profeta Isaia, il vangelo di oggi riprende l’annuncio gioioso della presenza di Gesù in mezzo al suo popolo, inaugurata dal battesimo sul fiume Giordano. La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta, né l’hanno sopraffatta. Così abbiamo sentito ripetere a Natale. Quella luce è Gesù, il Figlio, venuto nella carne in mezzo a noi.
Adesso, egli inizia il proprio cammino tra la gente, chiama degli amici a seguirlo, per stare con lui, ed imparare cosa significa servire e amare. Al centro della predicazione di Gesù risuona con insistenza l’annuncio del regno di Dio, vicino, imminente, ma non ancora del tutto compiuto. Per comprendere cosa significa riconoscere la signorìa di Dio è necessaria la conversione. Ma cosa vuol dire convertirsi?
La parola greca “metànoia” indica un cambiamento di mentalità, un profondo mutamento nel modo di pensare, di sentire, di giudicare le cose. Gesù non è un filosofo, che propone una teoria con cui pensare al mondo, ma un maestro di vita, il Signore dal quale s’impara a credere in un Dio che è Padre, e a vedere le persone in un modo diverso da quello comune. Nei suoi occhi brilla la luce del mondo nuovo, in cui ognuno è amato senza condizioni, è fratello e sorella, abbracciato, accolto e perdonato.
Convertirsi significa, dunque, lasciarsi toccare il cuore, mettere da parte lo specchio che riflette il proprio volto insoddisfatto, per cominciare a fidarsi di colui che attrae con la potenza del suo sguardo, della sua parola, dei suoi gesti. I primi discepoli lasciano la propria occupazione professionale – nel racconto di oggi, la pesca –, perché c’è un’altra missione che li attende: pescare gli uomini, ovvero immergersi nella vita degli altri, lasciarsi tirar fuori dalle proprie reti imbrigliate, per abbracciare chiunque s’incontra con lo stesso amore dal quale si è stati catturati.
Può sembrare uno strappo dalla vita normale costruita con fatica. In realtà, è un nuovo modo di vivere, non più centrato su se stessi, ma allargato, esteso, non limitato alla cerchia degli affetti familiari. La ragione che Gesù indica è “il regno dei cieli è vicino”, che significa: Dio è qui, tra noi, con noi, per noi e per tutti. L’ordine degli affetti è dilatato: nessuno è più estraneo, sconosciuto, straniero.
Conversione, perciò, è fare un passo in avanti, per farsi prossimo, avvicinando e toccando la carne ferita dei più deboli ed emarginati. Non dimentichiamo che se trattiamo bene gli altri, soprattutto coloro che si sentono disprezzati da tutti, questi si sentiranno meglio, imparando che solo gli occhi che non giudicano fanno riprendere forza. Ciò che a Gesù interessa è che nessuno è mai così lontano da non poter essere amato.
Don Maurizio
