Ho visto e ho testimoniato

L’incontro tra il Battista e Gesù sul fiume Giordano, in occasione del battesimo, nel racconto del quarto evangelista, ci consegna un elemento particolarmente importante. Per ben due volte, Giovanni dice: “Io non lo conoscevo”. Può sembrare strana questa insistenza, dal momento che i due erano cugini. Eppure Giovanni lo ripete, per farci capire la sorpresa che si trova davanti. Gesù si presenta in fila con tutti gli altri, come se nulla fosse, ma c’è un fatto nuovo e inatteso: Giovanni vede lo Spirito scendere su di lui, e allora comprende chi ha davanti: l’Agnello, il Figlio di Dio. Conosceva suo cugino, ma non sapeva ancora chi era in realtà. È stato necessario un percorso. Gesù gli si è venuto incontro  dal basso, in mezzo alla gente comune, e dall’alto, grazie allo Spirito disceso come una colomba.

Questo racconto ci invita a riflettere sul nostro cammino di fede, fatto di piccoli passi, mediante il quale arriviamo a conoscere meglio il Signore. Come credenti, sappiamo alcune cose di Dio, apprese attraverso l’iniziazione cristiana; in noi si è formata un’idea del Signore, alimentata dalla pratica dei sacramenti; ma c’è sempre da crescere nella conoscenza, e ciò avviene, anche per noi, dal basso e dall’alto: attraverso gli incontri quotidiani e per il dono della grazia.

Da piccoli, è più facile fidarsi del racconto evangelico, che affascina per la coerenza di Gesù: un uomo che ama incondizionatamente tutti coloro che incontra, e paga con coraggio la scelta di reagire al male col perdono. Poi si cresce, e vengono i dubbi: ci fidiamo meno della Chiesa, per le incoerenze di coloro che non sempre danno buona testimonianza. Viene così il momento di una ricerca più personale, in cui distinguere la sostanza del vangelo dalle forme che ha assunto nella storia.

Come il Battista, anche noi abbiamo bisogno di segni, per maturare la convinzione che Dio è altro dall’idea che ci siamo fatti. Ed è qui che può avvenire una scoperta inaspettata. Il Signore che pensavamo nascosto in cielo, oltre ogni immaginazione, senza volto e senza voce, invece è qui, vicino a me, a te, a noi. Ha occhi nei quali brilla la luce dello Spirito: è Dio, ed è come noi. Ha voluto assomigliarci, per provare ciò che proviamo, per soffrire ciò che noi soffriamo, per gioire insieme a noi.

L’esperienza della fede è fatta di compagnia, nella lenta e sorprendente scoperta della presenza di Gesù accanto a ciascuno di noi, in ogni istante della vita, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia.

Impariamo da Giovanni a guardare a Gesù come all’Agnello che purifica dal male, al Figlio che ci rende figli, per testimoniare a tutti che è la spiritualità della compagnia a renderci più fratelli e sorelle, amati e capaci di amare.  

Don Maurizio

II Domenica – Vangelo e omelia (18 gennaio)