L’Epifania del Signore compie l’evento della nascita di Gesù. Dopo l’adorazione dei pastori alla mangiatoia di Betlemme, oggi i magi, sapienti venuti dall’Oriente, guidati dalla stella, portano i loro doni al piccolo re. Essi hanno cercato un segno nel cielo, e hanno trovato un bambino con sua madre in terra. Colui che viene dal Padre dei cieli è presente in mezzo a noi, nato dalla vergine Maria e dallo Spirito santo.
Il Signore si fa trovare, nonostante tutte le difficoltà. Erode ha tentato di approfittare della sincera ricerca dei magi; con l’inganno si è messo in mezzo al cammino di cuori generosi, ma senza successo. Al desiderio autentico di scoprire la novità di Dio si è intromessa la paura di chi vede vacillare il proprio potere umano, arrogante, spietato.
Anche nel nostro tempo soffiano venti impetuosi e minacciosi: abbiamo tutti paura di soccombere alla forza dei potenti, assetati di terra e di sangue. Ma è proprio oggi che il Signore continua a venire in mezzo a noi: con la tenerezza che risponde alla forza, con la mansuetudine che si oppone alla violenza, con la clemenza che resiste all’odio. A noi tocca ripetere: “Dov’è colui che è nato?”, certi che egli si farà trovare.
C’è una novità sorprendente che bussa alla nostra porta: Dio non si scoraggia, continua a lasciare il suo Figlio nelle mani dell’umanità, nella speranza di trovare ancora braccia accoglienti come quelle di Maria, mani generose come quelle dei magi.
Ci sono ancora persone capaci di cercare? Di non accontentarsi di ciò che hanno? Di lasciar crescere dentro di sé il desiderio di amore e di pace? Forse i magi di oggi sono più di quanti vediamo: nascosti nei vicoli dei villaggi sperduti della Terra; abbandonati sui cigli delle strade di periferia; intirizziti dal freddo sui binari delle stazioni; doloranti nei letti d’ospedale; abbandonati da tutti nella solitudine delle prigioni.
Il grido disperato di coloro che sollevano lo sguardo in alto, in cerca di un Dio che possa ascoltarli, trovi oggi le nostre orecchie aperte, si faccia preghiera incessante, divenga carità operosa. L’oro, l’incenso e la mirra offerti al bambino Gesù, egli li affida a noi suoi discepoli. Non l’oro delle cassette di sicurezza, ma l’elemosina della carità; non l’incenso offerto agli idoli, ma il profumo della preghiera; non la mirra della cosmesi, ma l’unguento che cura le ferite.
Accogliamo le parole di papa Leone, nella sua omelia di questa mattina: «Sì, il Signore ci sorprende ancora! Si fa trovare. Le sue vie non sono le nostre vie, e i violenti non riescono a dominarle, né i poteri del mondo possono bloccarle. […] La fedeltà di Dio ci stupirà ancora. Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora».
Don Maurizio
