La casa di Nazareth è la scuola del Vangelo

La festa della santa Famiglia di Nazaret ci invita a ricomporre la scena del presepe, che abbiamo contemplato nei giorni scorsi. Adesso è in movimento, anzi in fuga verso una terra straniera, a causa della minaccia di Erode. Una famiglia singolare e normale al tempo stesso, quella di Nazaret, in cui riconosciamo i tratti delle nostre, specialmente quando attraversano le difficoltà. Singolare ed unica, perché abitata dal Figlio di Dio; normale, perché vive il travaglio della vita da custodire e proteggere quando è in pericolo.

Maria e Giuseppe sono necessari, non semplici comparse vicine al protagonista. Il Figlio di Dio è piccolo, ha bisogno di cure, a loro è affidato perché possa “crescere in età, sapienza e grazia”. Merita riflettere attentamente sulle vicende trasmesse dai pochi racconti dell’infanzia di Gesù, che non sono invenzioni degli evangelisti, ma preziose tracce della testimonianza di Maria. Non li avremmo ricevuti altrimenti, checché ne pensino gli studiosi. Quella di Gesù non è una favola piovuta dal cielo: è l’avventura della carne di Dio, del suo Figlio veramente uomo, in tutto come noi “eccetto il peccato”.

Il Signore ha voluto imparare come gli esseri umani piangono, hanno fame, hanno paura, hanno bisogno di protezione, soffrono, lavorano, pregano, amano. A Giuseppe tocca il compito di stare vicino a Maria e a Gesù, di “prendere con sé il bambino e sua madre” nel momento del pericolo, e di portarli lontano da chi teme di perdere il potere. Questa vicenda ci fa percepire cosa significhi davvero incarnarsi per il Dio per noi fin troppo invisibile. Adesso non ci sono più scuse: non ci è più permesso di immaginare un Dio lontano, distratto, impassibile, forse solo frutto delle nostre paure, che sentiamo irraggiungibile, persino disinteressato delle cose umane, specialmente di quelle più dolorose che ci affliggono.

Dio è con noi, è l’Emmanuele; non vuole stare lontano, e per mostrarcelo ha scelto la via delle esperienze comuni, quella di un bambino indifeso, di un ragazzo che impara un mestiere, di un giovane coraggioso e generoso che offre la vita per gli altri. Potrà apparirci fin troppo umana, ma questa è la storia che raccontano i vangeli, con il suo sorprendente epilogo della morte e risurrezione, dal quale nasce la fede della Chiesa.

Paolo VI, nel suo viaggio in Terra santa nel 1964, così dipingeva il quadro della santa famiglia di Nazaret, che dà coraggio alle nostre: «La casa di Nazareth è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo. Qui si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio tanto semplice, umile e bella. Forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, ad imitare. Qui impariamo il metodo che ci permetterà di conoscere chi è il Cristo».  

Don Maurizio