Potrebbe giustamente meravigliarci la domanda che i discepoli di Giovanni Battista, ormai in prigione, rivolgono a Gesù: «Sei tu colui che viene o dobbiamo aspettare qualcun altro?». Essi hanno sentito delle opere che egli ha compiuto, ma resta una incertezza, probabilmente dovuta al momento di crisi che Giovanni sta attraversando. Nonostante il Battista abbia incontrato Gesù sulle rive del Giordano, e lo abbia riconosciuto come l’inviato da Dio tanto atteso, adesso i dubbi lo assalgono: teme di aver fallito la propria missione di precursore, sperimenta tutta la propria fragilità, non sa cosa pensare. Tra non molto la sua testa cadrà, per la crudeltà della madre di Salomè; tutto il suo impegno per annunciare il Messia sembra vanificato; ha bisogno di essere rassicurato.
L’esperienza di Giovanni il Battezzatore assomiglia anche alla nostra, di credenti messi alla prova nei momenti di oscurità. Per quanto nutriamo fiducia in Gesù, talvolta non veniamo risparmiati dal dubbio. Ed è qui che il Signore risponde indicando dei segni: «Andate ad annunciare a Giovanni ciò che udite e vedete».
L’accoglienza e la cura degli ammalati, colpiti dalle più diverse infermità, e l’annuncio del Vangelo ai poveri: questi sono i segni della presenza salvifica di Gesù in mezzo a noi, che oggi agisce attraverso coloro che si fanno prossimi ai più deboli. Nel momento in cui dubitiamo della presenza del Signore, egli ci invita a guardare a ciò che di buono avviene intorno a noi, per mezzo delle fragili mani dei suoi discepoli, di quella Chiesa che non fa rumore, e di quella umanità che quotidianamente opera nella giustizia e nell’amore.
Il Battista, agli occhi di Gesù, rappresenta tutti coloro che attendono e preparano la sua strada, anzi, a lui che è la via, la verità, la vita. Egli ne tesse l’elogio – «fra i nati da donna non è mai sorto nessuno più grande di Giovanni il Battezzatore, ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui» – per dire che è grande chi si fa da parte per lasciare spazio ai piccoli.
Quando ci assalgono i dubbi, e siamo tentati dallo scoraggiamento, dal pensiero del fallimento, guardiamo a tutto il bene che silenziosamente ci circonda: nascerà così nel cuore un’intima gioia, la consolazione di sapere che il Signore non ci abbandona mai. Non c’è da aspettare qualche altro salvatore: colui che è venuto non se n’è andato, è rimasto con noi nell’eucaristia e nei poveri. Come ha scritto papa Leone nella sua prima esortazione apostolica: «Quel Gesù che dice: “I poveri li avete sempre con voi” (Mt 26,11) esprime il medesimo significato quando promette ai discepoli: “Io sono con voi tutti i giorni” (Mt 28,20)» (Dilexi te 5).
Don Maurizio
