Anche voi siate pronti

Il tono minaccioso di una inattesa e improvvisa catastrofe, usato da Gesù per annunciare il suo ritorno, può spaventarci. Le tre situazioni che egli paragona a questo evento ultimo della storia non sono certo incoraggianti: il diluvio che colpì l’umanità nei giorni di Noè; un uomo e una donna presi mentre sono al lavoro; il ladro che viene di notte. Perché Gesù ci parla della sua definitiva venuta, del giorno del giudizio in modo così drammatico e pauroso? Non è egli forse il Signore misericordioso, che pazienta nell’attendere, e non vuol perdere nessuno di quelli che il Padre gli ha dato?

Queste parole di Gesù ci invitano a riflettere sulle situazioni imprevedibili, a cominciare da quella della propria fine personale, o di chi abbiamo caro, prima ancora che della fine del mondo. In verità, egli ci raccomanda di spostare lo sguardo: piuttosto che concentrarci su ciò che può accadere di tragico, dobbiamo volgerci al suo venirci incontro. Se guardiamo alla fine della vita come ad un evento distruttivo, ne usciamo di sicuro smarriti e scoraggiati. Se invece crediamo all’abbraccio del Signore, allora si accende la speranza: non andremo incontro al nulla, ma a colui che ci ama. Qui sta la differenza fondamentale tra il pensiero alla morte come fine e l’orizzonte di luce acceso dalla risurrezione del Signore.

Il tempo di Avvento comincia così, allungando lo sguardo verso la sua ultima venuta, che riguarda tutti a cominciare da quella di ciascuno. Il Signore Gesù viene qui ed ora, nel presente che viviamo, con tutte le nostre difficoltà e incertezze. Non servirebbe a molto temere il futuro senza curarci del presente, dove l’amore nutre la vita, strappa dalla solitudine, crea legami che nulla potrà spezzare.

La preparazione al santo Natale del Signore offre a tutti – anche a coloro che non hanno il dono della fede – un orizzonte di speranza, perché nessuno viva l’oggi temendo che il domani sarà peggiore. La tentazione di volgersi indietro, con la nostalgia di un paradiso perduto, o quella di guardare al domani, con l’incubo delle catastrofi, si affaccia sempre alla nostra porta. Il rischio è di chiudersi in una immobile solitudine, dove non c’è più spazio per gli altri, né per la gioia che ogni piccolo atto d’amore porta con sé, come anticipo della pienezza.

Ecco allora la proposta della fede, che si rinnova in questo tempo di attesa del Natale: la piccola storia personale di ciascuno di noi è il luogo in cui rinascere, è lo spazio che il Signore può abitare, dove la cura per i fratelli e le sorelle più deboli dà sapore alla vita. Se crediamo al suo amore indiscutibile, le parole finali di Gesù non potranno suonare come una minaccia, ma come un invito all’impegno lieto e generoso: «Perciò anche voi siate pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non vi aspettate».

 

Don Maurizio