Più volte distrutta durante il corso dei secoli, la basilica di San Giovanni in Laterano, edificata nel IV secolo da Papa Silvestro I, fu sempre ricostruita, e l’ultima sua riconsacrazione avvenne nel 1724. In quell’occasione venne stabilita ed estesa a tutta la cristianità la festa che oggi celebriamo. La Chiesa sceglie di proclamare il brano della “purificazione del tempio” da parte di Gesù, nella redazione del quarto vangelo, per mostrare il rapporto che c’è tra gli edifici sacri e la persona del Figlio di Dio, morto e risorto, presente in mezzo a noi.
Il luogo autentico dell’incontro con Dio è il suo corpo donato e il suo sangue versato sulla croce per amore, presente nell’eucaristia. Questo è il cuore pulsante della nostra fede, dal quale viene la salvezza. Gesù è l’unico Signore e Salvatore di tutti. Per riconoscere questa verità indiscutibile, i discepoli del Signore dovranno fare un cammino lento e faticoso, attraverso il dubbio e l’incertezza, il tradimento e l’abbandono.
L’episodio della cacciata dei venditori dal tempio, con l’annuncio della sua tragica fine – «Distruggete questo tempio, e io in tre giorni lo faccio risorgere!» – deve aver davvero impressionato i discepoli, la gente e soprattutto le autorità religiose d’Israele, se tutti i vangeli lo narrano, al punto che diventerà un importante capo d’accusa nel processo che condannerà a morte Gesù. Il quarto evangelista ne dà persino un’interpretazione diversa, possibile solo dopo la Pasqua: «Ma lui intendeva dire del tempio del suo corpo. Una volta risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono: proprio questo intendeva dire».
In questa luce, la nostra attenzione si sposta dal gesto provocatorio verso il commercio intorno al culto ebraico, al quale Gesù non è molto interessato, tanto che la legge di Mosè lo prevedeva. “La casa del Padre suo” non sono le mura dello spazio sacro, ma la sua persona, perciò la Chiesa sarà un tempio spirituale aperto a tutti, edificato con le pietre vive dei credenti, sulla pietra d’angolo scartata dai costruttori.
Come vediamo dai vangeli, Gesù preferisce comunicare più con i segni che con le parole: essi incidono profondamente, lasciano traccia; le parole, invece, possono essere equivocate. Il grande segno che egli ci ha donato è la sua passione, morte e risurrezione, sul quale c’è poco da discutere: lui è il Signore che dona la vita per amore, il resto è tutto secondario.
Per questa ragione, i cristiani celebrano la sua Pasqua con l’eucaristia. Ogni domenica ci riuniamo in una chiesa, ma le pietre vive siamo noi, le membra del suo corpo unite al capo. Dunque, la festa della Dedicazione della Basilica Lateranense, sede del successore di Pietro, non è altro che il richiamo alla permanente alla cura che dobbiamo avere del luogo sacro in cui siamo adunati, perché esso indica anzitutto la porta aperta di uno spazio accogliente per tutti i deboli assetati d’amore.
Don Maurizio
