Pregare sempre, senza scoraggiarsi

La parabola del giudice ingiusto, resistente nei confronti della vedova disperata, serve per incoraggiare i discepoli di Gesù nel pregare il Padre insistentemente, senza stancarsi, con la fiducia di essere ascoltati. Eppure ciascuno di noi sa bene che essere ascoltati non vuol dire necessariamente venir esauditi. Ma ciò che conta, per Gesù, è la fiducia, anzi, la domanda finale è ancora più esplicita: «il Figlio dell’uomo, alla sua venuta, troverà la fede sulla terra?». Allora, ci chiediamo: qual è il legame tra la fede e la preghiera?

Se credere significa nutrire la ferma convinzione che il Signore ci vuol bene, pregare vuol dire affidarci come figli al Padre, certi che lui saprà cosa è meglio per noi. Prima di insegnare ai discepoli il “Padre nostro”, Gesù lo ha detto chiaramente: «il Padre vostro infatti sa bene di che cosa avete bisogno ancor prima che gli facciate una richiesta» (Mt 6,8).

D’altra parte, non sempre un genitore esaudisce le richieste dei figli, ma non per questo si mette in discussione la certezza di essere amati. Tuttavia, a differenza di quanto avviene nelle relazioni familiari, la preghiera cristiana ha accenti diversi, che vanno dalla supplica al ringraziamento, dal lamento alla lode. Gesù stesso ha pregato così.

Al Signore possiamo manifestare quanto di più intimo si agita nel nostro cuore, senza la pretesa di avere subito una risposta. Questo avviene grazie al dono della fede, che dispone l’animo ad accogliere un bene non immediatamente riconoscibile. In verità, non si tratta di convincere il Signore a darci ciò che chiediamo, come se fosse questione di trovare il modo giusto per ottenere.

Gesù ci raccomanda tre cose: «Chiedete e vi sarà dato. Cercate e troverete. Bussate e vi sarà aperto» (Mt 7,7). Cosa chiedere, se non un cuore pieno di amore, aperto all’accoglienza? Dove cercare, se non vicino a noi, in mezzo alle persone più deboli? A quale porta bussare, se non al cuore sempre aperto del Signore, al quale non sfugge nulla di noi?

Quando seguiamo queste indicazioni, ci accorgiamo che si genera in noi un processo di azione che supera la passività: non ci aspetteremo più che cada dall’alto quanto domandiamo, ma diventeremo parte attiva di un processo di amore, che passa dal Signore a noi, e raggiunge gli altri. Questa è la forza che viene dalla preghiera comunitaria: «se due tra di voi si metteranno d’accordo su una qualsiasi cosa per farne richiesta, sarà concessa loro da parte del Padre mio. Dove due o tre, infatti, sono radunati nel mio nome, io sono là, in mezzo a loro» (Mt 18,19-20).

In questo momento doloroso, in cui non c’è pace nel mondo, non c’è pace nella terra di Gesù, salga a Dio la nostra preghiera insistente, perché egli tocchi il cuore almeno dei popoli, anche quando i potenti restano sordi al loro grido.

Don Maurizio