Oggi il Vangelo ci mette davanti a due parole che, a prima vista, sembrano non avere molto in comune: la fede, che può sradicare un gelso, e il servo, che si riconosce per ciò che è: uno che ha fatto soltanto il proprio dovere. In realtà, queste due immagini sono due volti della stessa realtà: la fede vera.
Gli apostoli chiedono a Gesù: “Aumenta la nostra fede!”. È una preghiera che nasce anche dal nostro cuore. Quante volte, davanti alle difficoltà, ai fallimenti, alla fatica di amare, abbiamo detto anche noi: “Signore, dammi più fede!”. Gesù, però, non promette di aumentarla, come se si trattasse di una quantità da moltiplicare. Risponde con un paradosso: basta una fede grande come un granello di senape – minuscola, quasi invisibile – per compiere cose impossibili. Gesù non ci chiede una fede spettacolare, ma una fiducia autentica, che si abbandona a Dio anche quando non capisce tutto, anche quando non vede i risultati. La fede non è questione di forza, ma di fiducia. Non nasce dal calcolo, ma dall’amore.
Poi il Vangelo ci parla del servo che, dopo aver lavorato, non pretende un premio, ma semplicemente dice: “Quello che dovevamo fare, l’abbiamo fatto”. È una parola dura, ma liberante. Gesù ci ricorda che la vera fede si riconosce nel servizio, nella fedeltà quotidiana, nelle cose piccole fatte con amore e senza aspettarsi applausi. Essere “semplici servi” non vuol dire sentirsi senza valore, ma riconoscere che tutto – anche il bene che facciamo – è grazia. È il Signore che ci dà la forza di servire, di amare, di perseverare.
E allora, forse oggi Gesù ci invita a cambiare prospettiva: non chiedere una fede più grande, ma una fede più vera; non cercare segni straordinari, ma vivere con amore il quotidiano; non misurare il valore del nostro servizio dai risultati, ma dalla gratuità del cuore. Se ogni gesto, ogni parola, ogni attenzione verso l’altro nasce da questa fiducia umile in Dio, anche noi, come quel piccolo granello di senape, potremo smuovere alberi, montagne, e cuori. Perché il primo ostacolo ad essere rimosso è il nostro io, consegnato alle mani sapienti del Signore, che ci tratta come amici, e non più servi.
Don Maurizio
