I beni terreni e la libertà

Il brano evangelico di oggi ci invita a riflettere sul nostro rapporto con i beni terreni, alla luce dell’insegnamento di Gesù. Ci sono beni che non ci appartengono, perché affidati a noi da altri, e beni di nostra proprietà. Dei primi, come dei secondi, possiamo disporre in modi diversi: da persone libere o da schiavi.

L’amministratore disonesto viene lodato da Gesù per la sua scaltrezza: nel momento in cui si trova in difficoltà, perché perde il lavoro, egli ricorre all’inganno, froda, imbroglia il suo padrone. Non è certo questo l’esempio da seguire, ma la prontezza nel trovare una soluzione conveniente. È un invito alla saggezza per chiunque di noi si trovi in una situazione simile. Siamo capaci di cercare soluzioni opportune nei momenti critici?

Le parole che seguono fanno luce su questa prospettiva: «fatevi degli amici con la ricchezza disonesta», ovvero utilizzate le cose materiali per fare il bene. Non si tratta di disprezzare il denaro in quanto tale, ma di servirsene opportunamente, così come di tutto ciò che è a nostra disposizione.

Il tema è dunque quello della libertà: se si è attaccati alle cose, ne diventeremo schiavi; se ce ne serviamo per gli altri, saremo liberi, perché: «Non potete servire Dio e la ricchezza».

Può sorprendere che Gesù metta sullo stesso piano del padrone Dio e la ricchezza, ma è solo per provocare la riflessione sulla differenza. Il Signore non ci domina, ci vuole liberi; le ricchezze, se non impiegate per il bene, specialmente dei più bisognosi, diventano un cattivo padrone.

L’insegnamento di Gesù è chiaro: occorre scegliere chi servire. Il Signore si è fatto nostro umile servo, ci dona tutto di sé, senza risparmio; il denaro ci fa sentire padroni, ma è lui che ci rende schiavi. Per evitare l’alternativa, Gesù ci suggerisce di stare con lui, dalla sua parte, senza temere di perdere qualcosa. In fondo, la libertà può fare paura più della servitù, ma proprio per questo il Signore ci ha indicato la via: dietro a lui, nessun timore di perderci; senza di lui, attaccati ai nostri beni, rimarremo a mani vuote. Forse la cosa peggiore è che lasceremo anche i fratelli e le sorelle più poveri a mani vuote, e di questo dovremo rendere conto.

Don Maurizio