Nel brano evangelico di oggi, torna a più riprese l’espressione forte di Gesù: «non può essere mio discepolo». Amare il Signore più di tutti i propri affetti e legami, portare la propria croce dietro di lui e rinunciare ai propria averi sono le condizioni per essere discepoli, che sembrano scoraggiare chi si avvicina a Gesù. Amore, croce e distacco dai beni, tuttavia, non sono sullo stesso piano: il primo è la premessa del secondo e del terzo. Chi sceglie di stare dietro a Gesù è informato sulle conseguenze. C’è una componente di rinuncia a sé che deriva dall’amore, ma ciò non significa annullarsi, né fare del sacrificio in quanto tale un valore. Chi ama conosce bene questo processo, sa che ci sono priorità tali da mettere in secondo piano altre cose, perché l’amore esige una sorta di spogliamento, in favore dell’altro. Ad una certa negazione di sé, in realtà, corrisponde l’affermazione dell’altro, il proprio volgersi in suo favore, lasciando da parte il proprio io. Non ne seguirà la propria tristezza come prezzo della gioia altrui, ma la propria gioia per la gioia dell’altro. Basta ricordare le proprie esperienze di generosità per comprendere questa conseguenza dell’amore.
Con i due esempi che si frappongono a questi insegnamenti – il calcolo della costruzione di una torre e la decisione di andare in guerra con pochi soldati – Gesù mostra, a colui che vuol essere discepolo, con quale sapienza valutare la propria disponibilità, e le energie che richiede la fede. Non saranno certo i calcoli umani a disporre il cristiano alla sequela. Ma rendersi conto di cosa comporta credere è comunque necessario, per non cadere nell’illusione che tutto scorra liscio. La grazia divina domanda collaborazione umana: non può fare tutto lui, non possiamo fare tutto noi.
Quante volte, infatti, la nostra scelta di fede è tentata dalla superficialità, come se fosse sufficiente compiere atti religiosi, limitandoci alle pratiche devote, senza disporci ad un dono più impegnativo e costante.
Il Signore è leale con noi, non ci inganna: non ci mette davanti una scalata impossibile, ma il suo amore esigente, sul quale possiamo contare. Essere discepoli significa decidersi per l’amore più grande – il suo – e per i fratelli e le sorelle più deboli, con la sapienza di chi si lascia attrarre dalla grazia, e mette tutte le proprie forze a servizio, con la consapevolezza necessaria.
Domandiamo a Gesù di insegnarci la via della sequela: la impareremo strada facendo, cadendo e lasciandoci rialzare, sempre sostenuti dalla speranza che egli non ci abbandonerà mai.
Don Maurizio
