Il contesto del brano evangelico di questa domenica ci aiuta a comprendere l’insegnamento di Gesù, sintetizzato nelle parole: «chiunque si innalza sarà abbassato, e chi si abbassa sarà innalzato».
In giorno di sabato, Gesù è invitato a pranzo da un capo dei farisei, che non sono proprio suoi amici; infatti, lo osservano con sospetto. Il testo di oggi tralascia il racconto della guarigione di un idropico, proprio di sabato, di fronte ai farisei. La cosa non riceve repliche, ma non passa certo inosservata: è una conferma della sua trasgressione della legge, perché per lui, che è Dio, contano più le persone fragili delle regole umane.
Quindi Gesù inizia il suo discorso sulla scelta dei posti ad un banchetto di nozze, suggerendo di invertire l’ordine delle precedenze: «non accomodarti al primo posto, va’ a metterti all’ultimo posto». Chi lo ascolta capisce che egli mette in discussione la pretesa di credersi più importanti degli altri e degni di considerazione. Prosegue poi rivolgendosi direttamente al capo che lo ha inviato: «quando dai un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, ma mendicanti, storpi, zoppi, ciechi». È la motivazione che conta: «così sarai felice perché costoro non hanno da contraccambiarti».
Gesù ha accettato l’invito in un contesto insincero e ostile, e non vuol mettersi dalla parte di chi pensa di includerlo tra le persone che contano, perciò si fa voce di coloro che vengono esclusi: i poveri e gli ammalati. Chi si aspetta da lui un contraccambio, non lo riceverà: Gesù può solo donare senza attendersi ricompensa; lo stesso devono fare coloro che lo hanno invitato.
Con le sue parole, il Signore ci mette di fronte al nostro bisogno di considerazione e di scambio, che non è un male, ma lo diventa quando è concepito dal calcolo, dalla preferenza e genera esclusione. Si riceve davvero solo se si dona gratuitamente, e ciò avviene quando gli altri non sono in condizione di ricambiare.
Sappiamo bene che, nei rapporti umani, vige la legge non scritta del “do ut des”: io do affinché tu dia. Ora, la proporzione tra il dare e il ricevere serve a garantire equilibrio e giustizia, ma non la felicità. Perciò Gesù va oltre il perbenismo formale: valgono a poco le visite di cortesia, il protocollo e l’etichetta, se non si riconosce che gratuitamente abbiamo ricevuto e gratuitamente dobbiamo donare.
Diversamente, ci sarà sempre chi resta fuori da questa logica, perché non ha nulla da ricambiare. In realtà, il discorso di Gesù sposta l’attenzione sul rapporto con Dio, dal quale noi tutti riceviamo una grazia senza alcun merito. Qui si fonda lo squilibrio della non reciprocità tra il donare e il ricevere Prima abbiamo ricevuto, perciò siamo chiamati a donare: la nostra è solo una risposta alla precedenza del bene ricevuto, mai un primo passo che aspetta restituzione.
Don Maurizio
XXII Domenica del tempo Ordinario – Vangelo e omelia (31 agosto)
