Il brano evangelico di oggi contiene diversi insegnamenti, che ruotano intorno all’immagine della coppia servo-padrone. Potremmo lasciarci ingannare dall’idea che Gesù intenda paragonare il rapporto tra il Signore e noi a quello tra padrone e servi. In realtà, Gesù non ci chiama servi, ma amici, e il Padre suo ci insegna a pregarlo come Padre nostro.
In effetti, però, molte relazioni al tempo di Gesù erano segnate dai rapporti gerarchici del tipo servo-padrone. In qualche modo, anche noi oggi possiamo assimilare questo tipo di dipendenza alle badanti, ai collaboratori familiari, agli operai, ai dipendenti di azienda. La conclusione del brano ci aiuta a comprendere come Gesù consideri il senso di queste relazioni: “A chi è stato affidato molto, sarà domandato ancora di più”. Il che vuol dire che esistono responsabilità verso le persone, non riducibili a rapporti di lavoro. Perciò, non basta la giustizia: è necessaria la carità.
Se non consideriamo gli altri come fratelli e sorelle, saremo trattati come quei servi che il Signore, al suo arrivo improvviso, punirà duramente. Se invece li avremo trattati con amore, sarà lui a farci sedere a mensa e passerà a servirci.
Gesù ha a cuore relazioni di reciprocità nel servizio: lui è il Signore e il Maestro che lava i piedi ai discepoli; che non è venuto per essere servito, ma per servire; e il più grande tra noi sarà il servo di tutti. Il rovesciamento delle relazioni, in forza della carità, è il dono più prezioso che Gesù ci ha fatto: il vero potere è donare la propria vita, non sacrificare quella degli altri.
Oggi, più che mai, è di questa testimonianza che ha bisogno il nostro mondo, lacerato da guerre e odio senza fine. Occorre essere pronti e solerti nel reagire al male col bene, all’istinto di vendetta col perdono, alla guerra con la pace. Preghiamo perché i potenti della terra smettano di trattare i loro popoli come servi, come carne da macello, asservita agli interessi del mercato delle armi, dove i più piccoli e i più deboli sono ridotti a scheletri viventi, affamati e umiliati fino all’estremo della disumanità.
Verrà un giorno in cui a loro – e a noi – sarà chiesto conto delle responsabilità avute verso i fratelli e le sorelle più fragili, che ci sono stati affidati e che abbiamo incontrato sulla nostra strada. Che il Signore non ci trovi complici di chi ha le mani sporche di sangue, ma con le nostre piene di amore, di misericordia e di perdono.
La forza della fede cristiana risiede proprio nell’inermità, che sembra debolezza, perché dà il senso dell’impotenza. In realtà, è il solo modo con il quale Gesù si è posto davanti ai piccoli signori del suo tempo. La domanda: “perché mi percuoti?”, rivolta ai suoi crocifissori, risuona ancora nel grido soffocato di troppi innocenti, vittime di un odio inspiegabile, proprio nella stessa terra che ha udito la stessa domanda di Gesù.
Don Maurizio
